Domenico Chiodo
| Domenico Chiodo | |
|---|---|
di Santo Varni (1878) La Spezia | |
| Nascita | Genova, 30 ottobre 1823 |
| Morte | La Spezia, 19 marzo 1870 |
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Domenico Chiodo (Genova, 30 ottobre 1823 – La Spezia, 19 marzo 1870) è stato un generale e architetto italiano, ufficiale del Genio militare, che progettò gli arsenali navali della Spezia e di Taranto e curò l'ampliamento di quello di Venezia.
Biografia
Nato da Giovan Battista [1], e da Teresa De Simoni, frequentò la Scuola di marina di Genova come allievo esterno, uscendone con il grado di guardiamarina nel settembre 1838[2].
Dopo un periodo d'imbarco, nel dicembre 1840 col grado di sottotenente passò nel corpo del Genio marittimo e fu destinato a Genova, alle dipendenze del padre, che vi ricopriva la carica di direttore generale.
Promosso luogotenente nel 1844, nel novembre 1848, con la fusione del Genio marittimo con quello militare, venne promosso capitano nel nuovo corpo e confermato in servizio in Genova, presso quell'arsenale.
Nel 1851 fu inviato in Inghilterra a scopo di studio[3]. Ritornato in patria, continuò a prestare servizio a Genova sino al 1857, quando, istituita una direzione del Genio a La Spezia col mandato di costruirvi l'arsenale marittimo [4], vi venne destinato.
Fin dai primi mesi si convinse che la zona situata in fondo al golfo si prestasse allo scopo meglio del Varignano e sostenne con energia l'opportunità di erigere l'arsenale nella nuova posizione da lui determinata.
Cavour, persuaso della fondatezza di tali motivi, affidò a lui, nel frattempo promosso maggiore, la redazione nel più breve tempo possibile di un progetto di massima, che Chiodo completò in quattro mesi.
Nell'aprile 1860 Chiodo poté discuterne i particolari con Cavour che, dopo un sopralluogo a La Spezia, diede un'incondizionata approvazione al progetto dell'Arsenale Militare Marittimo, ordinandone la stesura definitiva e stanziando la spesa di 36 milioni di lire (in valuta dell'epoca)[5].
L'improvvisa morte di Cavour sembrò segnare una battuta d'arresto; difeso però dal nuovo ministro della Marina, generale Menabrea, il progetto divenne legge del nuovo Regno d'Italia il 28 luglio 1861.
I lavori dell'Arsenale, iniziati il 21 aprile 1862[6], terminarono con l'inaugurazione il 28 agosto 1869[7].
Non soltanto come ideatore e realizzatore dell’Arsenale, Chiodo si dedicò anche allo sviluppo della città. Suo è il primo piano regolatore del luglio 1864.
Nel 1866 fu promosso maggior generale.
In quegli anni Domenico Chiodo si occupò anche della trasformazione e dell'ammodernamento dell' antico Arsenale di Venezia e della progettazione di quello di Taranto, città che alla metà degli anni Sessanta del XIX secolo era stato scelta come la sede di una nuova grande base navale.
Nel 1869 ricevette l'incarico di progettare una diga foranea per il golfo.
Nello stesso anno fu invitato dal viceré d'Egitto a rappresentare l'Italia alla cerimonia d'inaugurazione del Canale di Sueznel novembre 1869, con l'occasione nei giorni seguenti si spinse a risalire il Nilo. Probabilmente a causa di un morbo sconosciuto contratto in Egitto si ammalò rapidamente e gravemente di epatite, malattia di cui morì poco dopo il suo ritorno in patria[8].
Decorazioni
- Ordine di San Maurizio e Lazzaro
Omaggi
La città della Spezia lo ricorda con un monumento, opera dello scultore genovese Santo Varni, eretto nella piazza antistante l'Arsenale da lui progettato[9].
La Marina diede il suo nome a un’unità di lavoro, una grande pirodraga di 2.700 tonnellate.
Alla sua memoria sono intitolate strade a La Spezia, Genova e Roma.
Note
- ^ Giovan Battista Chiodo (* Savona, 5 novembre 1779 † Genova, 3 febbraio 1855), maggior generale del Genio marittimo era fratello maggiore di Agostino, generale e politico.
- ^ “Chiodo, Domenico” in Dizionario biografico degli italiani.
- ^ Cavour sosteneva la costruzione di un Arsenale a La Spezia che sostituisse quello di Genova e rispondesse meglio alle necessità di una forza marittima in espansione come quella sarda. Aveva affidato il progetto (che ne prevedeva l'edificazione nel seno del Varignano) all'ingegnere inglese J.M.Rendel, che godeva di fama mondiale, e pensò di affiancargli il giovane Chiodo, che aveva dimostrato di essere un ufficiale brillante e particolarmente versato.
Va però osservato che la missione di studio del Chiodo non era soltanto un incentivo del governo sabaudo verso un dipendente statale ricco di attitudini, ma era invece anche parte di un vero e proprio indirizzo politico inteso alla formazione dei futuri quadri superiori della classe tecnica e dirigente dello Stato. - ^ L'Arsenale era stato progettato per aver sede al Varignano dal Rendel, morto l'anno precedente. Il progetto di Rendel era sostenuto dal generale La Marmora, ministro della Marina, su proposta del colonnello del Genio Damiano Sauli.
- ^ Le somme pur ingenti via via stanziate si rilevarono insufficienti, per cui tanti lavori previsti dal progetto di Chiodo dovettero essere rinviati e realizzati dopo la sua morte.
- ^ Per i lavori esecutivi Chiodo si avvalse anche dei contemporanei studi compiuti dal geologo spezzino Giovanni Capellini che, nel 1863, aveva redatto e pubblicato la carta geologica del territorio della Spezia, e che ad essa aveva fatto seguire il volume Descrizione geologica dei dintorni del golfo della Spezia.
- ^ Arsenale della Spezia, su lasprugola.com. URL consultato il 26 gennaio 2009.
- ^ Alla morte di Domenico Chiodo, il Consiglio Comunale della Spezia inviò il sindaco a presentare le condoglianze ufficiali della cittadinanza alla vedova, proclamò il lutto cittadino e sospese l'inaugurazione del Teatro Civico. Gli furono rese solenni onoranze funebri e gli fu conferita la cittadinanza onoraria. Fu anche deciso d'intitolare a lui una via centrale e una piazza, erigere un monumento e emettere una medaglia commemorativa.
- ^ Il monumento, eretto nella piazza prospiciente l'Arsenale, fu inaugurato il 10 luglio 1878. Tra i promotori dell'iniziativa fu anche la Fratellanza artigiana della città.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Chiòdo, Domenico, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Mariano Borgatti, CHIODO, Domenico, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
- Piero Visani, CHIODO, Domenico, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 25, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1981.
- Approfondimenti, su sullacrestadellonda.it. URL consultato il 26 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2015).
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