Giuditta Scalini
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Giuditta Scalini (Como, 1912 – Saint-Tropez, 1966) è stata una scultrice italiana.
Biografia
Nata a Como nel 1912, iniziò a scolpire all'età di quindici anni, lavorando prima a Milano e poi a Parigi.[1] Incontrò Massimo Campigli nel 1935, sposandosi due anni dopo.[2] Egli la descrisse come “bella, atletica, timida, cupa, imbarazzata, imbarazzante”.[2] All'inizio degli anni quaranta entrambi collaborarono nel progetto di un grande affresco per l'atrio del nuovo edificio dell'Università di Padova, Palazzo Liviano.[2][3]

Esso si sviluppa sulla parete maggiore e continua su quella di destra. Nella parte centrale sono raffigurati dei reperti antichi riscoperti da degli archeologi, mentre nella zona superiore si innalza una colonna coclide verde e viene dipinto Tito Livio che intrattiene una lezione a dei giovani contemporanei.[4] L'artista è inoltre ritratta nella parte alta della parete principale, in tuta bianca e con il progetto in mano, insieme al rettore dell'università Carlo Anti, all'architetto che ha progettato l'edificio Gio Ponti e al marito.[4]
Per tutta la sua vita visse tra Milano, Roma, Parigi e Saint-Tropez.[5][6] Durante la seconda guerra mondiale, per sfuggire ai bombardamenti di Milano, si rifugiò col marito a Venezia come ospite del poeta Diego Valeri, dove nacque il loro unico figlio Nicola.[7][8][9]
La sua prima mostra risale a maggio del 1951, alla Galerie Pierre di Parigi.[10][11] L'anno successivo fu la volta dell'Hanover Gallery di Londra.[10][12] Espose le sue opere per la prima volta in Italia nel 1953, quando tenne una mostra personale a Roma alla Galleria dell’Obelisco.[13] L'anno seguente partecipò alla 175ª mostra della Galleria del Naviglio.[5][14]
Nel 1955 ebbe l'occasione di esporre le sue opere al Palazzo delle Esposizioni, in occasione della VII Quadriennale nazionale d'arte di Roma.[15]
Nel 1961 un incidente stradale in Svizzera le provocò una grave perdita di memoria dalla quale non si riprenderà mai completamente, fino alla sua morte avvenuta nel 1966.[2]
Stile
Sebbene il suo stile appare influenzato da quello del marito, le sue opere presentano dei tratti personali e distintivi. L'artista si ispira alla scultura etrusca, a quella maya, a quella egizia, a quella greca e a quella della civiltà nuragica.[2][16][17] Un altro influsso importante è quello della scultura africana caratteristica dei popoli della Nigeria, della Costa d'Avorio, del Camerun e della Rodesia.[13] I suoi lavori sono stati inoltre paragonati alle opere scultorie di Henri Matisse.[1]
Opere
- Acrobati, 1950, bronzo, 60,6 cm, Londra, Estorick Collection of Modern Italian Art
- Figura fatta a nastro, 1950
- Figura sdraiata, 1950
- Gli amanti, 1950, bronzo, 58,4 cm
- Ritratto di Massimo Campigli, 1950, bronzo, 25 cm, Londra, Estorick Collection of Modern Italian Art
- Figurine, 1951, bronzo, 25,4 cm
- Idolo, 1951
- Cavallo e cavaliere, 1953, bronzo, 20,3 cm
- Acrobati, 1957, bronzo, 45 cm
- Balletto, 1958, bronzo, 27,3x15,9x7 cm, Manchester, Currier Museum of Art
- Danzatori, 1958, bronzo, 30,5 cm, Stellenbosch, Rupert Museum
- Gli amici, 1958, bronzo, 25,4 cm, Stellenbosch, Rupert Museum
- Madre e figlio II, 1958, bronzo, 28 cm, Stellenbosch, Rupert Museum
- Figura con uccelli, 1959, bronzo, 25,4 cm, Stellenbosch, Rupert Museum
- Il guerriero, 1959, bronzo, 33 cm, Stellenbosch, Rupert Museum
- Il palo, 1959, bronzo, 33 cm, Stellenbosch, Rupert Museum
- Figura femminile, anni 1950, bronzo, 40,6x12,7x7,6 cm, Scottsdale, Museum of Contemporary Art
- Nudo femminile seduto, bronzo, 10,2 cm, Cambridge, Fogg Art Museum
- Prima del 1953
- Ballerina
- Cavaliere
- Coppia
- Coppia
- Danza coi veli
- Danzatrice nera
- Donna giacente
- Figura piatta
- Figura vestita
- Idolo dorato
- Idolo nero
- L'abbraccio
- L'uomo col gatto
- L'uomo quadrato
- Uomo seduto
- Tra il 1955 e il 1956
- Abbraccio I
- Abbraccio II
- Ballerine I
- Ballerine II
- Coppia di cavalli
- Due donne con pioli
- Due figure a testa unita
- Due figure con uccello
- Due figure sovrapposte
- Due figure sul cavallo I
- Due figure sul cavallo II
- Figura con due uccelli
- Figure e uccello
- Figure e uccello
- Guerriero grande
- Guerriero piccolo
- Idolo seduto
- Le grazie
- Madre e figlio I
- Pertica
- Quattro equilibristi
- Scultura verde
- Sculture chiocciola
- Tre equilibristi
- Prima del 1957
- Cavalieri
- Idolo grande
- Prima del 1958
- Donna seduta, bronzo, 43,2 cm
- Prima del 1960
- Danzatori, bronzo, 62,3 cm
Mostre ed esposizioni
- 1951 – Galerie Pierre, Parigi
- 1952 – Hanover Gallery, Londra
- 1953 – Galleria dell'Obelisco, Roma
- 1954 – 175ª Mostra del Naviglio, Galleria del Naviglio, Milano
- 1955 – Contemporary Italian Arts
- Galleria municipale d'arte moderna, Dublino
- Galleria d'arte municipale, Limerick
- 1955 – 20th Century Painting and Sculpture from the Collection of Mr. and Mrs. Harry L. Winston, Museo d'arte dell'Università del Michigan, Ann Arbor
- 1955-56 – VII Quadriennale nazionale d'arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma
- 1957 – Galleria dell'Obelisco, Roma
- 1957 – Collecting Modern Art: Paintings, Sculpture and Drawings from the Collection of Mr. and Mrs. Harry Lewis Winston, Detroit Institute of Arts, Detroit
- 1957 – John Heller Gallery, New York
- 1958 – The New Renaissance in Italy, Pasadena Art Museum, Pasadena
- 1960 – Sculpture of the Twentieth Century, Grovesnor Gallery, Londra
- 1963 – Italienische Plastik Heute, Istituto Italiano di Cultura, Amburgo
- 1968 – Sculpture From the Human Form, Grovesnor Gallery, Londra
- 1972-74 – Scultura Italiana
- Auckland Art Gallery, Auckland
- Govett-Brewster Art Gallery, New Plymouth
- Wellington
- Robert McDougall Art Gallery, Christchurch
- Dunedin
- Palmerston North Art Gallery, Palmerston North
Note
- ^ a b (EN) Harry Winston e Lydia Winston e altri, Collecting Modern Art: Paintings, Sculpture, and Drawing from the Collection of Mr. and Mrs. Harry Lewis Winston, Detroit, Detroit Institute of Arts, 1957, p. 72.
- ^ a b c d e (EN) Giuditta Scalini, su Estorick Collection. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato il 5 giugno 2023).
- ^ Marta Nezzo (a cura di), Il miraggio della concordia. Documenti sull'architettura e la decorazione del Bo e del Liviano: Padova 1933-1943, Treviso, Canova, 14 settembre 2008, ISBN 978-8884092052.
- ^ a b Lidia Gumiero, Massimo Campigli e l'affresco del Liviano (PDF), in Padova e il suo territorio, vol. 9, n. 48, Padova, La Garganola, aprile 1994, pp. 17-19. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato il 28 settembre 2023).
- ^ (EN) Peter Stuyvesant Foundation, Auckland City Art Gallery e Queen Elizabeth II Arts Council, Scultura Italiana (PDF), Peter Stuyvesant Foundation, 1971, p. 7. URL consultato l'11 ottobre.
- ^ Gloria Manghetti, Comune di Piove di Sacco, L'opera di Diego Valeri. Atti del Convegno nazionale di studi, Piove di Sacco 29-30 novembre 1996 (PDF), Rigoni, 1998, p. 41. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2023).
- ^ Michele Ciavarella, Confronti inaspettati, in Style, n. 4, 28 aprile 2021, p. 37. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato il 4 ottobre 2023).
- ^ Mario Carlini (a cura di), Amici al caffè. Il mondo di Amerigo Bartoli attraverso la sua corrispondenza, 1924-1970, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1990, p. 180, ISBN 978-88-84985682. URL consultato l'11 ottobre 2023.
- ^ a b Maria Cecilia Lovato, Campigli e il ritratto della moglie Giuditta, su Musei Virtuali - Università di Padova. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato il 28 settembre 2023).
- ^ (FR) Sculptures of Giuditta Scalini : du 11 au 26 mai, Parigi, Galerie Pierre, 1951.
- ^ (EN) Scalini, Londra, Hanover Gallery, 1952.
- ^ a b Raffaele Carrieri, Le figure convesse (PDF), in Epoca, vol. 11, n. 138, Milano, Gruppo Mondadori, 24 maggio 1953. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato il 21 dicembre 2022).
- ^ Archivio storico mostre, su Galleria del Naviglio. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato il 4 aprile 2023).
- ^ Scalini Campigli, Giuditta, su Archivio Biblioteca della Quadriennale. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato il 28 settembre 2023).
- ^ Nicol Degli Innocenti, Il Novecento italiano degli Estorick, in Il Sole 24 Ore, 25 novembre 2021. URL consultato l'11 ottobre 2023 (archiviato il 7 aprile 2022).
- ^ (EN) Margaret Breuning, Scalini’s sculpture in an American premiére, in The Art Digest, vol. 31, n. 9, New York, Arts Communications Group, giugno 1957, p. 46. URL consultato l'11 ottobre 2023.
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