Adriana Zarri

Adriana Zarri

Adriana Zarri (San Lazzaro di Savena, 26 aprile 1919Crotte di Strambino, 18 novembre 2010) è stata una teologa, giornalista e scrittrice italiana.

Conosciuta per le sue battaglie civili e di rinnovamento ecclesiastico, ha scritto pagine di alta letteratura mistica. La lettura dei suoi scritti, ha affermato Gianfranco Ravasi, «spesso affidati a un dettato quasi poetico, capace però di non perdere la sua carnalità e di non escludere la quotidianità degli eventi, può diventare anche oggi uno stimolo per la scoperta di valori, di verità, di virtù ma soprattutto del volto di Dio e della mappa della nostra anima»[1].

Biografia

Nacque nel 1919 a San Lazzaro di Savena, nelle immediate vicinanze di Bologna, da Elide Predieri e Aldo Zarri, dopo i fratelli Arturo (1907) e Adriano (1911). Nel borgo agricolo alle porte di Bologna la famiglia gestì un mulino fino al trasferimento a Bologna nel 1933, dove Adriana frequentò il liceo classico[1].

Toccata fin da bambina da una folgorante rivelazione dell’amore di Dio, nel 1942 individuò nell’istituto della Compagnia di San Paolo fondata da Don Giovanni Rossi[2] l’approdo della sua personale ricerca religiosa. La lasciò nel 1949, per una profonda esigenza di libertà di riflessione e di condivisione dell’umanità e della storia di tutti, al di fuori di ogni istituzione ecclesiastica.

Si stabilì a Roma, dove visse per un ventennio e avviò contatti con personalità cattoliche in dialogo con la cultura contemporanea, come Mario Gozzini, Nando Fabro, i padri Ernesto Balducci e Nazareno Fabbretti, pubblicando saggi e articoli sulla rivista fiorentina L’Ultima e sul foglio genovese Il Gallo. Pubblicò anche il suo primo romanzo, Giorni feriali (Milano 1955), con cui ottenne una certa notorietà di scrittrice.

Negli anni Sessanta condivise le speranze di rinnovamento biblico, teologico, liturgico scaturite dal Concilio Vaticano II (1962-1965) e partecipò al vivo dibattito del tempo con innumerevoli scritti apparsi su riviste di diversa ispirazione: da Humanitas a Studi cattolici, da Studium a Persona, da Il nostro tempo a Il Regno, da L’Osservatore della domenica a Orizzonti. Più avanti la collaborazione si estese ai settimanali politici Politica e Settegiorni e al quindicinale Rocca della Pro Civitate Christiana, su cui continuò a tenere una rubrica fino alla morte.

Accanto alle collaborazioni giornalistiche, Zarri precisò in questi anni la duplice vocazione di scrittrice e teologa che si espresse in opere di generi letterari diversi: dalla meditazione spirituale alla prosa lirica, dal resoconto di vicende ecclesiali al saggio, alla poesia. In libri dai titoli molto evocativi, La Chiesa nostra figlia (1962) e Teologia del probabile (1967), prese posizione sulle questioni ecclesiali più scottanti: ruolo dei laici e delle donne, cristianesimo e politica, celibato e divorzio, sessualità e contraccezione, facendosi paladina di una riflessione cristiana critica e pensante. In Impazienza di Adamo (1964) elaborò una personale “teologia trinitaria”, che riconosceva una dinamica di relazione impressa nel cosmo, nell’uomo, in ogni piano del vivere; rilanciava valori come l’accoglienza, l’ascolto, la pluralità; segnalava la profonda solidarietà che univa Dio e mondo, il Creatore con le sue creature[3].

Prima voce femminile e laica che si affermò in campo teologico, stabilì amicizie con personalità come il domenicano Marie-Dominique Chenu, il camaldolese Benedetto Calati, il più giovane teologo morale Giannino Piana, e fu invitata ad aderire all’Associazione Teologica Italiana (ATI), del cui Consiglio di presidenza fece parte agl’inizi (1969-72).

Il Molinasso, Perosa Canavese

Negli anni Settanta maturò una vocazione di tipo monastico che poté realizzare, grazie all’amicizia con il vescovo Luigi Bettazzi, nel castello dei vescovi di Albiano d’Ivrea (1970-75). Il richiamo alla vita eremitica determinò poi il trasferimento nella più solitaria Cascina Molinasso (Fiorano Canavese, Torino), in cui rimase fino al 1984, quando, dopo aver subito drammatiche aggressioni, dovette optare per l’eremo meno isolato di Ca’ Sassino (Crotte di Strambino, Torino).

La vita appartata non significò per Adriana Zarri l’abbandono di un attivo impegno nella storia e nella Chiesa dei suoi anni. Intervenne nelle campagne per il mantenimento delle leggi del divorzio e dell’aborto in nome della laicità dello Stato, condivise motivi della nascente teologia femminista, distinguendosi come figura di riferimento di aree di cattolici critici durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II. Subì per questo emarginazioni e ostracismi ma senza perdere amicizie e relazioni con numerosi esponenti della gerarchia ecclesiastica, come gli arcivescovi di Torino e Milano Michele Pellegrino e Carlo Maria Martini. Numerose le amicizie anche con laici di ambito e cultura diversi: l’editore Piero Gribaudi, il biblista Paolo De Benedetti, il giornalista Sergio Zavoli, e ancora il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il giudice Gian Carlo Caselli, spiriti fieramente laici come i politici Pietro Ingrao e Rossana Rossanda, alla quale la unì un’amicizia particolarmente affettuosa[4].

Negli anni Ottanta e Novanta firmò rubriche di taglio religioso e politico su giornali e riviste di vario orientamento come Il Manifesto, Anna, Avvenimenti, Messaggero di Sant’Antonio (con lo pseudonimo Myriam), e partecipò a trasmissioni radiofoniche e televisive giungendo al grande pubblico con Samarcanda di Michele Santoro.

Impegni che non la distolsero dalla scrittura letteraria, che avvertì come lo strumento comunicativo a lei più congeniale, espressa in romanzi, resoconti di vita, prose poetiche e poesie-preghiere con le quali comunicò quell’attitudine contemplativa e mistica che sempre la contraddistinse. Negli anni dell’eremo nacquero i suoi libri più maturi: la preghiera-poesia di "Tu". Quasi preghiere (1971); le meditazioni evangeliche di È più facile che un cammello…(1975); un romanzo sapienziale come Dodici lune (1989); i racconti di vita poi raccolti in Un eremo non è un guscio di lumaca (2011).

Adriana Zarri insieme ad uno dei suoi gatti

Gli eremi di Adriana divennero oasi di bellezza e di ritrovata armonia con la natura e il cosmo, luoghi in cui erano accolti, senza pregiudizi o discriminazioni, cristiani a disagio con l’istituzione ecclesiastica e quanti aspiravano a un “assoluto” a cui non attribuivano alcun nome. L’armonia profonda che sperimentava con le creature animali e vegetali da lei allevate e fatte crescere, per primi le sue rose e i suoi gatti, le dettava pagine suggestive, in cui scriveva di sentirsi «immersa» nella «comunione cosmica»[5], e si traduceva in articoli di ecologia militante, agli albori del nuovo interesse per l’ambiente da parte della teologia[6]. Il teologo della liberazione Leonardo Boff, impegnato, a partire dagli anni Novanta, nella elaborazione di un «nuovo paradigma» ecologico e mistico che si prendesse cura della terra e delle sue creature, fu più volte in visita nell’ultimo eremo di Adriana[7].

In occasione dell'approvazione della Legge 194 che consentiva l'Interruzione Volontaria della Gravidanza (IVG) in Italia e del successivo referendum si schierò a favore del diritto all'interruzione di gravidanza, adducendo motivazioni legate ai principi evangelici. Nel 2004 fu candidata senza essere eletta alle elezioni europee nella liste di Rifondazione Comunista dell'Italia del Nord-Ovest, risultando la terza più votata nella lista con 7.402 voti[2].

Tomba di Adriana Zarri, Crotte di Strambino

Limitata negli ultimi anni dall’età e dalla malattia ma anche accompagnata da amicizie affettuose e grate, Adriana Zarri morì nel suo eremo di Ca’ Sassino il 18 novembre 2010. Aveva scritto nel suo testamento poetico: «Non mi vestite di nero:/ è triste e funebre./ Non mi vestite di bianco:/ è superbo e retorico./ Vestitemi/ a fiori gialli e rossi/ e con ali di uccelli./ E tu, Signore, guarda le mie mani./ Forse c’è una corona./ Forse/ ci hanno messo una croce./ Hanno sbagliato./ In mano ho foglie verdi/ e sulla croce,/ la tua resurrezione./ E, sulla tomba,/ non mi mettete marmo freddo/ con sopra le solite bugie/ che consolano i vivi./ Lasciate solo la terra/ che scriva, a primavera,/ un’epigrafe d’erba./ E dirà/ che ho vissuto,/ che attendo./ E scriverà il mio nome e il tuo,/ uniti come due bocche di papaveri» ("Tu". Quasi preghiere).

La vocazione mistica

La vita di Adriana Zarri appare indelebilmente segnata dalla vocazione religiosa fin dagli anni dell’infanzia. Nata e cresciuta nella campagna emiliana in un contesto apparentemente sereno, la sua infanzia fu invece travagliata da un profondo rifiuto di Dio, il Dio «monolitico» e distante che allora s’insegnava, risolto da un «evento traumatico» e benefico che determinò la sua «conversione». In diari e interviste avrebbe accennato a una folgorante rivelazione dell’amore divino che aveva «domato» la sua ribellione infantile e aveva «disciolto in amore» la sua fiera opposizione. Ne parlò come di una presenza apportatrice di grande certezza e dolcezza interiore, un’esperienza non insolita nella letteratura religiosa, di tradizione non solo cristiana, espressa con parole riecheggianti pagine suggestive di Simone Weil o di Raissa Maritain. Da quell’episodio prese avvio una ricerca di fede condotta in totale solitudine, arricchita successivamente dall’adesione alla Gioventù femminile di Azione cattolica che allora offriva una seria formazione soprattutto a chi, come Adriana, ricopriva l’incarico di dirigente e «propagandista» dell’associazione. Una ricerca poi continuata e approfondita in studi e corsi di teologia che poté frequentare nel periodo della sua permanenza nella Compagnia di San Paolo, dal 1942 al 1949, dove si poté appropriare del patrimonio della tradizione cristiana classica con particolare passione per la mistica: Agostino, Tommaso, padri della Chiesa antichi e moderni, Caterina da Siena, Teresa D’Avila, Teresa di Lisieux, Giovanni della Croce. Furono anni in cui si precisò una sua doppia vocazione: alla contemplazione, come attitudine di fondo, e alla scrittura come espressione a lei più consona. Scriveva di avvertire «fratello di arte e di fede» un letterato come Giovanni Papini, di cui condivideva il forte sentire, lo stile sferzante, il valore della polemica come forma di testimonianza e di pedagogia a servizio della verità. Furono anni in cui, sulla scorta di autori e riviste francesi, come La vie spirituelle, maturò l’esigenza di una spiritualità nuova, che superasse lo spirito antimoderno e l’atteggiamento mortificante dell’etica tradizionale rivalutando l’esperienza umana nella sua pienezza. La esprimeva efficacemente una massima del filosofo francese Gustave Thibon che appuntava in un suo quaderno: «Domani si eleverà forse un nuovo tipo di santità in cui gli amanti di Dio saranno uomini fino in fondo».

La ricerca teologica

Uscita dalla Compagnia di San Paolo per una scelta di condivisione dell’umanità di tutti, senza distinzioni di status o appartenenze, la sua nuova vita laicale fu segnata da amicizie e frequentazioni con gruppi e personalità poi definite «avanguardie cattoliche» per i loro propositi di svecchia mento culturale e teologico in una Chiesa italiana ancora tentata da logiche di conservazione, di «onnipotenza», di compromesso con il potere politico. Fu ancora un tempo di raffinamento e maturazione. Specialmente con gli amici fiorentini de L’Ultima e con i genovesi de Il Gallo poté condividere l’amore per le arti e la poesia, la spiritualità del quotidiano su cui meditava con la lettura di Charles de Foucauld, il valore della laicità confrontandosi con gli studi di Yves Congar, la fede non nega trice della «santa materia» che rintracciava nelle pagine di Teilhard de Chardin. Nelle tante collaborazioni a giornali e riviste, dava avvio a riflessioni poi sviluppate negli anni seguenti, distinguendosi come militante per il rinnovamento ecclesiale ma esercitando una severa critica verso posizioni che le apparivano di troppo facile e superficiale modernità. I suoi strali si appuntavano contro un cristianesimo «statico», contro una predicazione che indulgeva a un linguaggio «disincarnato» e «rugiadoso»; contro l’«integrismo» cattolico e il perdurare di concezioni clericali e autoritarie; i suoi scritti inauguravano una nuova simpatia del cristianesimo per la terra, una rivalutazione della quotidiana «vita di Nazaret» come esperienza cristiana esemplare, la promozione del ruolo e della libertà dei laici nella Chiesa. Fu la donna più presente nella stampa cattolica negli anni in cui il Concilio Vaticano II in preparazione favoriva una grande vivacità di confronto e d’intervento.

Ma se la pubblicazione su giornali e riviste le dava precariamente da vivere, Adriana si sentiva soprattutto scrittrice e pensatrice, elaboratrice di una propria riflessione teologica originale che traduceva nei diversi linguaggi, letterari e saggistici, che sempre praticò nel corso della sua vita. In anni in cui le donne in Italia iniziavano appena ad affacciarsi agli studi teologici, si riconobbe l’autorevolezza di proporre una personale «teologia trinitaria» che sviluppava in concomitanza con un ritorno d’attenzione a quell’indirizzo nella sto ria della teologia del Novecento e che rimase la prospettiva di fondo della sua riflessione. La sua era una teologia che non nasceva nelle aule dell’accademia ma, lo scriveva lei stessa, dal vivo della vita, acquisita «per via intuitiva», «sapienziale». A partire dall’osservazione, Zarri riconosceva un ritmo trinitario impresso nel cosmo e nell’uomo: l’intera realtà, la relazione tra i sessi, il cammino dell’umanità, ogni piano del vivere erano investi ti secondo lei dalla stessa dinamica critica e relazionale che regolava il Dio Trinità.

Adriana Zarri ai tempi della formazione teologica

Non era però la sua una riflessione che rimaneva sul piano dell’intuizione. Sulla scorta della tradizione biblica e cristiana, contaminata con il procedimento dialettico hegeliano, delineava un’interpretazione complessiva e riassuntiva del farsi cosmico e umano a partire dalla dinamica presente nella Trinità divina. In quella individuava la frantumazione del Dio monolitico nella distinzione, dialogo, ricomposizione delle persone di Padre Figlio Spirito, movimento poi trasmesso attraverso l’atto della creazione e il dono dell’incarnazione all’intera realtà creata. Cosmogenesi, sessuogenesi, vicenda storica, vicenda interiore erano tutte interpretate come svolgimento di un unico disegno in tre fasi che conosceva un momento originario, il manifestarsi di una crisi, a cui seguiva il raggiungimento di un nuovo equilibrio. Come dal caos originario attraverso l’esplosione della materia primordiale si giungeva al nuovo accordo che costruiva l’armonia del mondo, così dall’Adamo biblico originariamente indistinto si articolava la dualità dei sessi con la nascita della donna, ricomposta in unità escatologica nel Cristo risorto in cui «non c’è maschio e femmina» (Gal 3,28). Con ragionamento analogo, nel cammino di fede Adriana distingueva un percorso in tre fasi, dall’infantilismo religioso alla semplicità evangelica raggiunta dopo una radicale revisione di categorie e pratiche tradizionali. E nella maturazione interiore un procedere dall’attaccamento egoistico alle cose, alla purificazione del distacco ascetico, all’uso gioioso e parco della terra e i suoi doni in una ritrovata amicizia. Il pensiero trinitario di Adriana Zarri, proposto come schema interpretativo totale e onnicomprensivo, poteva prestarsi a non poche obiezioni, ma risultava vitale e creativo per l’elaborazione della sua ideatrice, a cui offriva categorie per ripensare e ridefinire in chiave nuova l’identità cristiana e percorsi praticabili di Chiesa, di società, di vita e fede personale. In particolare, nella dinamica trinitaria si dissolveva l’immagine d’onnipotenza e assolutezza che aveva reso Dio lontano e temibile e si ridefiniva lo stile cristiano sull’afferma zione di valori inediti o nuovamente declinati come la relazione, il divenire, la pluralità. In quella dinamica trovavano fondamento la dialettica del dare e del ricevere da cui Zarri ricavava la critica a un attivismo tipicamente maschile e la valorizzazione di qualità femminili come l’accoglienza, l’apertura, l’ascolto; si riconosceva la garanzia della pluralità, della varietà, della diversità, da custodire e coltivare nella Chiesa, nella società, nell’umanità, nell’equilibrio molteplice e articolato della natura. Ma il movimento trinitario dava fondamento anche al sentire mistico di Adriana perché stabiliva un rapporto di circolarità tra Dio e mondo, nutrendo in lei l’intima persuasione di una «totale solidarietà» tra Creatore e creature, la consapevolezza che «un seme divino» era sepolto «nella mortalità» degli esseri. La sua visione, fondendo e reinterpretando lo «scambio tra divino e umano» di tradizione patristica con la più vicina nozione teilhardiana di «santa materia», ricomponeva la lacerazione tra sacro e profano rendendo capaci di leggere nel proprio contingente «provvisorio» i segni e la pienezza dell’«assoluto».

Vi era dunque un disegno unitario nell’universo teologico di Adriana Zarri, non concretizzato tuttavia in un’opera di sintesi ma riversato in suoi saggi e volumi (Impazienza di Adamo, 1964; È più facile che un cammello…, 1975) proposti come parola teologica possibile alla riflessione a più voci dei suoi contemporanei. Un pensiero plurale era implicito anche nel titolo del suo libro più letto negli anni immediatamente postconciliari, Teologia del probabile (1967), in cui, contro il fissismo dei tradizionalisti e sulla scorta dei più autorevoli teologi del Concilio (Karl Rahner, Marie-Dominique Chenu, Edward Schillebeeckx), esaminava i punti caldi di dibattiti accesi e di riforme che incontravano resistenze e opposizioni: riforma liturgica, revisione del celibato obbligatorio dei preti e dell’indissolubilità del matrimonio civile, ruolo dei laici nella Chiesa, significato della funzione gerarchica e dell’infallibilità, abbandono delle strutture temporali e dei connubi con il potere politico. Il libro era il rilancio di un vero e proprio cantiere di discussione dell’identità cattolica, a partire dalla consapevolezza che le categorie moderne di temporalità, storicità, divenire, pluralità, trovavano nel Dio trinitario il loro ultimo suggello.

La spiritualità

Adriana Zarri insieme a Gabriella Caramore, storica conduttrice di "Uomini e Profeti"
Scala che porta all'eremo di Crotte di Strambino

Con la ricchezza di questo patrimonio teologico, ecclesiale e interiore, sulla fine degli anni Sessanta Adriana Zarri maturò l’esigenza di una vita più raccolta e solitaria e diede avvio a una sua originale esperienza monastico-eremitica, segnata inizialmente da una ricerca di crescente solitudine e poi da una maggior socialità nel suo ultimo eremo fiorito di amicizie e incontri. Il suo monachesimo mantenne un carattere di laicità, non legato ad alcuna istituzione o promessa ecclesiastica, consegnato esclusivamente a una saldissima promessa interiore. Ne parlò come di una scelta di «deserto», «solitudine», «silenzio» ma non di abbandono dell’umanità e della storia di tutti, perché convinta che la scelta eremitica, con la sua prospettiva di distacco, non autorizzasse nessun isolamento ma anzi rendesse più acuta e vigilante la coscienza critica verso le storture del mondo. Il suo fu un monachesimo fedele ai ritmi monastici e biblici della preghiera, ma che si prendeva la libertà di reinventarla, ricreando antiche liturgie, come il rito della «missa sicca», in cui Adriana celebrava la liturgia della Parola utilizzando pane e vino consacrato che le era permesso conservare.

Sulla preghiera molto rifletté e scrisse, nel tentativo di riscattarla dalle forme quantitative, esteriori, mercantili su cui si era modellata nei secoli, rilanciandone la postura interiore, la realtà di habitus, atteggiamento esistenziale, modo di essere al mondo (Nostro Signore del deserto. Teologia e antropologia della preghiera, 1978). Più che recitare preghiere, più che moltiplicare parole, occorreva porsi in posizione ricettiva e accogliente di quel Dio che la sua attitudine mistica e trinitaria le faceva avvertire immanente e trascendente insieme, «dentro» e «altro» dalle cose. A quel Dio di parole ne scrisse, di grande bellezza e intensità, in forma di poesia, rivolgendosi a lui con il «Tu» appassionato del Cantico dei Cantici e della letteratura mistica ("Tu". Quasi preghiere, 1971). Cantare Dio non le sembrò in contrasto con l’attiva partecipazione a battaglie allora divisive e controverse come la difesa delle norme sul divorzio e sull’aborto, da lei condotte sulla necessaria distinzione tra legge civile e legge religiosa, in nome della libertà del Vangelo da ogni costrizione o compromesso politico. Ma la sua dimensione più vera, più pacificata e armonica la trovò nel rapporto con i suoi animali, il giardino, l’orto, i frutti della terra, che percepiva come primizie di un Eden promesso e creduto, anticipo di una vita senza fine di cui si sentiva già partecipe, «immersa», come amava scrivere, nella «comunione cosmica». Raimon Panikkar e Karl Rahner affermavano che «il cristianesimo del futuro o sarà mistico o non sarà». La vita di Adriana Zarri, con il suo impasto di lotta e preghiera, impegno nella storia e immersione nella natura, unificati nella ricerca e nell’attesa di Dio, ne è stata un’incarnazione che vale la pena di riscoprire.


[1] Cfr. la biografia di M. Maraviglia, Semplicemente una che vive. Vita e opere di Adriana Zarri, Bologna, Il Mulino 2020.

[2] Cfr. G. Zizola, Don Giovanni Rossi. L’utopia cristiana nell’Italia del Novecento, Assisi, Cittadella Editrice, 1997.

[3] Cfr. in particolare A. Zarri, Impazienza di Adamo. Ontologia della sessualità, Torino, Borla, 1964; Ead., La narrazione teologica, in Essere teologi oggi. Dieci storie, Introduzione di L. Sartori, Casale Monferrato, Marietti, 1986, pp. 197-214.

[4] Rievocata in R. Rossanda, Le mie ore con Adriana, in A. Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca, Torino, Einaudi, 2011, p. VI.  

[5] Cfr. A. Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca, cit., pp. 54-55; 26; 87; 53.

[6] Cfr. in particolare J. Moltmann, Dio nella creazione. Dottrina ecologica della creazione, Brescia, Queriniana, 1986.

[7] Cfr. L. Boff, Ecologia, mondialità, mistica. L’emergenza di un nuovo paradigma, Assisi, Cittadella, 1993: vi sono citati in bibliografia anche libri di Zarri.

Opere

  • Giorni feriali, Milano, Istituto di propaganda libraria, 1955.
  • L'ora di notte, Torino, SEI, 1960.
  • La Chiesa nostra figlia, Vicenza, La Locusta, 1962.
  • Monismo e Trinità, I, Impazienza di Adamo. Ontologia della sessualità, Torino, Borla, 1964.
  • Teologia del probabile. Riflessioni sul postconcilio, Torino, Borla, 1967.
  • La questione della pillola, a cura di e con Giancarlo Zizola, Giovanni Gozzer e Pino Donizetti, Milano, Mursia, 1969.
  • Il divorzio fonte di divisione o banco di prova del rispetto?, con Angelo Castelli e Nilde Iotti, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1970.
  • Il grano degli altri. Meditazioni sull'Isolotto, Torino, Gribaudi, 1970.
  • "Tu". Quasi preghiere, Torino, Gribaudi, 1973; seconda edizione Torino, Gribaudi, 1985; terza edizione a cura di Francesco Occhetto, Torino, Lindau, 2021.
  • Teresa di Lisieux alla Chiesa di oggi, con Umberto Vivarelli e Ernesto Balducci, Torino, Padri carmelitani, 1973.
  • È più facile che un cammello..., Torino, Gribaudi, 1975; seconda edizione Torino, Gribaudi 1990; nuova edizione È più facile che un cammello..., postfazione di Antonietta Potente, Torino, Lindau, 2022.
  • Nostro Signore del deserto. Teologia e antropologia della preghiera, Assisi, Cittadella, 1978; seconda edizione Assisi, Cittadella, 1984; terza edizione Assisi, Cittadella, 1991; nuova edizione Nostro signore del deserto. Meditazioni sulla preghiera, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2013.
  • Erba della mia erba. Resoconto di vita, Assisi, Cittadella, 1981.
  • I guardiani del sabato. Riflessioni sulla Chiesa italiana dopo il referendum sull'aborto, Roma, Com-Nuovi tempi, 1981.
  • Il pozzo di Giacobbe. Geografia della preghiera da tutte le religioni, Brescia, Camunia, 1985.
  • Dodici lune, Milano, Camunia, 1989. ISBN 88-7767-070-3.
  • Apologario. Le favole di Samarcanda, Milano, Camunia, 1990. ISBN 88-7767-108-4.
  • Il figlio perduto. La parola che viene dal silenzio, Celleno, La Piccola editrice, 1991. ISBN 88-7258-301-2.
  • Quaestio 98. Nudi senza vergogna, Milano, Camunia, 1994. ISBN 88-7767-165-3.
  • Dedicato a, Milano, Frontiera, 1998. ISBN 88-87216-02-9.
  • Il Dio che viene. Il Natale e i nostri Natali, Celleno, La Piccola editrice, 2007. ISBN 978-88-7258-318-0.
  • L'amante dell'uomo. La preghiera e le preghiere, Celleno, La Piccola editrice, 2007. ISBN 978-88-7258-319-7.
  • In quale dio crediamo? Le povere immagini di Dio, Celleno, La Piccola editrice, 2007. ISBN 978-88-7258-320-3.
  • Vita e morte senza miracoli di Celestino VI, Reggio Emilia, Diabasis, 2008. ISBN 978-88-8103-570-0.
  • Un eremo non è un guscio di lumaca. Erba della mia erba e altri resoconti di vita, Torino, Einaudi, 2011. ISBN 978-88-06-20557-7.
  • La gatta Arcibalda e altre storie. Riflessioni sugli animali e sulla natura, Perugia, Graphe.it, 2011. ISBN 978-88-97010-08-1.
  • Tutto è grazia. L'ultima intervista con Domenico Budaci, Reggio Emilia, Aliberti, 2011. ISBN 978-88-7424-768-4.
  • Teologia del quotidiano, Torino, Einaudi, 2012. ISBN 978-88-06-20620-8.
  • Quasi una preghiera, Torino, Einaudi, 2012. ISBN 978-88-06-21510-1.
  • Con quella luna negli occhi, Torino, Einaudi, 2014. ISBN 978-88-06-21713-6.
  • La mia voce sa ancora di stelle. Diari 1936 -1948, a cura di Francesco Occhetto, Torino, Einaudi, 2023. ISBN 978-8806255596.

Bibliografia

G. Codrignani, Voce Adriana Zarri, in Enciclopedia delle donne: http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/adriana-zarri/.  

A. Lorenzi, Adriana Zarri e i suoi figli d’inchiostro, Torre de’ Roveri, Edizioni Gruppo Aeper, 2013.

G. D’Acunto, La gaia mistica. Il deserto fiorito di Adriana Zarri, in «Studium», 112, 2016, n. 2, pp. 259-266.

M. Maraviglia, Adriana Zarri ed Elémire Zolla: una polemica sulla riforma liturgica, in «Religioni e Società», 34, 2019, n. 94, pp. 51-58.

G. Piana, Adriana Zarri monaco in dialogo, in «Il Gallo», 73, 2019, n. 5, pp. 8-9.

M. Maraviglia, Voce Adriana Zarri, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 100, 2020, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana. https://www.treccani.it/enciclopedia/adriana-zarri_(Dizionario-Biografico)/.

M. Maraviglia, Semplicemente una che vive. Vita e opere di Adriana Zarri, Bologna, Il Mulino, 2020.

F. Occhetto, «La preghiera è la contestazione più profonda». Vita di Adriana Zarri, una mistica del nostro tempo, in «Pangea», 9 gennaio 2021: http://www.pangea.news/adriana-zarri-occhetto/.

G. Piana, Adriana Zarri. Una teologia del probabile, in «Testimonianze», 63, 2021, n. 537-5381, pp. 1-16.  

M. Maraviglia, Adriana Zarri: the Power of a Lay Woman’s Voice, in «Journal of Modern and Contemporary Christianity», 2, 2023, n. 1, pp. 45-70: https://edizionicafoscari.unive.it/en/edizioni4/riviste/journal-of-modern-and-contemporary-christianity/2023/1/.

M. Maraviglia, Adriana Zarri: dal silenzio dell’eremo nella storia e nel cosmo, in G. Giambalvo Dal Ben (a cura di), Il silenzio e i suoi sentieri. L’esperienza dell’eremo nel nostro tempo, Cantalupa, Effatà, 2024, pp. 131-151.

Premi e riconoscimenti

  • "Premio speciale Testimone del Tempo" assegnato dal Premio Acqui Storia
  • "Premio Matilde di Canossa" della Provincia di Reggio[3]
  • "Premio Minerva 1989" nella sezione "Ricerca scientifica e culturale"[4]
  • "Premio Igino Giordani 2002" del comune di Tivoli[5]
  • Con il suo volume Vita e morte senza miracoli di Celestino VI ha vinto, nel 2008, la quattordicesima edizione del "Premio Letterario Domenico Rea", nella sezione narrativa[6][7], e la quarta edizione del "Premio letterario Alessandro Tassoni", sempre per la sezione narrativa.[8]

Onorificenze

Note

  1. ^ Chiara, Adriana Zarri, teologa e scrittrice, su Cortile dei Gentili, 17 luglio 2023. URL consultato il 16 luglio 2025.
  2. ^ elezionistorico.interno.gov.it, https://elezionistorico.interno.gov.it/candidati.php?tpel=E&dtel=12/06/2004&tpa=Y&tpe=I&lev0=0&levsut0=0&lev1=1&levsut1=1&ne1=1&es0=S&es1=N&ms=S&ne=1&nlg=15&ts=C&ccp=772. URL consultato il 15 luglio 2025.
  3. ^ Matilde di Canossa, donna emiliana ed europea | Noi Donne .org Archiviato il 13 marzo 2016 in Internet Archive.
  4. ^ Premio Minerva 1989 Archiviato il 7 ottobre 2015 in Internet Archive.
  5. ^ Tivoli - Il Premio Igino Giordani ed il Movimento dei Focolari
  6. ^ http://www.ischia.tv/ultimora/2008/10/26/adriana-zarri-vince-la-14a-edizione-del-premio-letterario-domenico-rea/
  7. ^ Domenico Rea 2008: i premiati, su IschiaBlog, 26 ottobre 2008. URL consultato il 19 dicembre 2022 (archiviato il 6 ottobre 2009).
  8. ^ Cerimonia di premiazione per la quarta edizione, su Premio Alessandro Tassoni, 5 novembre 2008. URL consultato il 19 dicembre 2022 (archiviato dall'url originale il 7 agosto 2010).
  9. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

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