Baciamo le mani (film)
| Baciamo le mani | |
|---|---|
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| Lingua originale | italiano, siciliano |
| Paese di produzione | Italia |
| Anno | 1973 |
| Durata | 117 minuti |
| Genere | drammatico, gangster |
| Regia | Vittorio Schiraldi |
| Soggetto | Vittorio Schiraldi |
| Sceneggiatura | Vittorio Schiraldi |
| Produttore esecutivo | Arcangelo Picchi |
| Casa di produzione | Aquila Cinematografica |
| Distribuzione in italiano | Indipendenti Regionali |
| Fotografia | Marcello Gatti |
| Montaggio | Franco Fraticelli |
| Musiche | Enrico Simonetti |
| Scenografia | Enrico Sabbatini |
| Costumi | Enrico Sabbatini |
| Trucco | Euclide Santoli |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori originali | |
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Baciamo le mani è un film del 1973 diretto da Vittorio Schiraldi.
La pellicola è tratta dal romanzo omonimo dello stesso regista.
Trama
Stefano Ferrante, figlio del capo mafia di Palermo Angelino, viene ucciso dall'emergente Gaspare Ardizzone perché si rifiutava di vendergli un terreno edificabile. Il vecchio Ferrante manda a chiamare dagli Stati Uniti Santino Billeci, ma questi viene ucciso da Ardizzone, il quale diventerà poco dopo capo famiglia. Masino, figlio del consigliere di Angelino Ferrante, si innamora di Mariuccia, la vedova di Stefano, che rimane incinta.
Per questo motivo, e perché le ha fatto vendere il terreno conteso, Mariuccia viene uccisa e Masino è indotto dallo stesso padre a suicidarsi. Angelino Ferrante è inviato al confino su denuncia di Gaspare Ardizzone, e allora Luca, cugino di Stefano, decide di farla finita: uccide un gruppo di avversari e si scontra con Ardizzone che, prima di essere ucciso, lo ferisce, per poi venire ucciso poiché ha trasgredito le regole.
Tornato clandestinamente dal confino, Angelino Ferrante va con il suo vecchio consigliere sul terreno pieno di edifici in costruzione: entrambi vengono uccisi fra l'indifferenza degli operai.
Produzione
Distribuzione
Fu distribuito a partire dal 23 febbraio 1973.[1]
Accoglienza
La prima proiezione del film a Palermo, con la presenza del regista, suscito vivaci polemiche; il pubblico contestò la rappresentazione del popolo siciliano con atteggiamento passivo, vittima della paura e impotente alla progressiva presa di potere delle organizzazioni mafiose.
Critica
Vittorio Schiraldi, scrittore del libro da lui stesso riversato sulla pellicola, ha fallito il colpo riuscito a Bevilacqua che ne «La Califfa» e in «Questa specie d'amore» ha difeso la sua individualità di autore letterario e cinematografico. L'esordiente regista ci propone un film unicamente commerciale, dove attori anche impegnati come Kennedy o Focas fanno la figura di manichini mafiosi egregiamente ripresi da Marcello Gatti direttore della fotografia. Il padrino (o antipadrino che sia) non vale quello americano e soprattutto presenta ancora la mafia come un mito e non come una cosa sporca.[4]»
Note
- ^ Oggi al Grande Ideal. Anteprima mondiale., La Stampa, 23 febbraio 1973.
- ^ Contestato a Palermo un film sulla mafia, La Stampa, 26 febbraio 1973.
- ^ Le prime visioni sullo schermo. Amori provinciali, Anni 50, La Stampa, 24 febbraio 1973.
- ^ Un «padrino» all'antica con Arthur Kennedy, Stampa Sera, 24 febbraio 1973.
- ^ Cineprime. «Il padrino» docet, Avanti!, 3 marzo 1973
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Collegamenti esterni
- Baciamo le mani, su MYmovies.it, Mo-Net Srl.
- (EN) Baciamo le mani, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Baciamo le mani, su AllMovie, All Media Network.
- (EN, ES) Baciamo le mani, su FilmAffinity.
- (EN) Baciamo le mani, su Box Office Mojo, IMDb.com.
