Giacomo Cocco
| Giacomo Cocco | |
|---|---|
| Nascita | Venezia, 27 settembre 1412 |
| Morte | Costantinopoli, 28 aprile 1453 |
| Cause della morte | Colpo di artiglieria |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Marina veneziana |
| Anni di servizio | 20 (1433-1453) |
| Grado | Comandante |
| Comandanti | Giovanni Giustiniani Longo |
| Guerre | Guerre bizantino-ottomane |
| Battaglie | Assedio di Costantinopoli (1453) ed altre |
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Giacomo Cocco (Venezia, 27 settembre 1412 – Costantinopoli, 28 aprile 1453) è stato un militare italiano[1].
Biografia

Giacomo Cocco nacque a Venezia il 27 settembre 1412 da Marino Cocco e dalla sua seconda moglie Marina Gritti[2]. Il padre era stato bailo veneziano a Cipro e per cinque volte savio del Consiglio[2].
Rimasto orfano in giovane età, si imbarcò giovanissimo ed apprese l'arte marinaresca, in particolare con le galee che commerciavano tra la Serenissima e le città di Alessandria d'Egitto e Beirut[2]. Nel 1446 venne eletto membro del Consiglio dei Quaranta[2].
L'assedio di Costantinopoli
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Durante i suoi tragitti navali nel Mediterraneo, Giacomo Cocco arrivò il 4 dicembre 1452 a Costantinopoli con una galea proveniente da Trebisonda[2]. Trovatosi davanti alla fortezza di Rumelihisarı, finse di avvicinarsi per poi cambiare direzione ed entrare nel Corno d'Oro, al riparo dalla marina turca[2]. Tuttavia, nella notte tra il 21 e il 22 aprile 1453, Maometto II riuscì a far entrare 72 delle sue navi dentro il Corno d'Oro facendole passare via terra dietro la colonia genovese di Galata[2].
Giacomo Cocco propose quindi di inviare nella notte del 24 aprile una piccola flottiglia per bruciare le navi turche con il fuoco greco[2]. La proposta fu accettata dall'imperatore Costantino XII, ma i genovesi non furono informati per via del doppio gioco da parte di alcuni di loro con il sultano[2]. Pochi giorni prima Angelo Giovanni Lomellini, podestà di Galata, aveva consegnato le chiavi della città al sultano in cambio del mantenimento dei privilegi di cui già godeva e non aveva informato l'imperatore del passaggio notturno delle navi turche verso il Corno d'oro[3]. Ciononostante, alla fine i genovesi riuscirono ad esserne al corrente e a prendere parte all'assedio di Costantinopoli[2].
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Così nella notte del 28 aprile due galee genovesi e tre fuste veneziane lasciarono il porto, precedute da una nave genovese ed una veneziana, munite di sacchi di cotone e lana per bruciare le navi turche[2]. Giacomo Cocco era a capo di una delle tre fuste, mentre il generale Giovanni Giustiniani Longo era rimasto a difesa di Costantinopoli[1].
L'impeto di Giacomo Cocco lo fece attaccare per primo i turchi che però, avvertiti da una spia genovese, erano pronti allo scontro: come esito, morì durante l'azione colpito da un colpo di artiglieria[1]. Il conseguente fallimento dell'operazione contribuì ad alimentare nella capitale bizantina le già esistenti tensioni tra i genovesi e i veneziani, con i primi che attribuirono la causa della sconfitta all'irruenza del Cocco[2].
Discendenza
In vita aveva sposato nel 1447 Maria Foscarini, figlia di Dardi, dalla quale aveva avuto un figlio, Alvise, e una figlia, Cipriana[2]. Dopo la morte in battaglia di Giacomo Cocco, il 3 luglio 1453 ai suoi figli venne assegnato dal Senato veneto un sussidio rispettivo di 60 e 600 ducati[2].
Note
Bibliografia
- Riccardo Musso, Angelo Giovanni Lomellini, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 65, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Còcco, Giacomo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Giuseppe Gullino, Giacomo Cocco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 26, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1982.