Homo rudolfensis
| Homo rudolfensis | |
|---|---|
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| Stato di conservazione | |
Fossile | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Sottoregno | Eumetazoa |
| Ramo | Bilateria |
| Superphylum | Deuterostomia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Infraphylum | Gnathostomata |
| Superclasse | Tetrapoda |
| Classe | Mammalia |
| Sottoclasse | Theria |
| Infraclasse | Eutheria |
| Superordine | Euarchontoglires |
| (clade) | Euarchonta |
| Ordine | Primates |
| Sottordine | Haplorrhini |
| Infraordine | Simiiformes |
| Parvordine | Catarrhini |
| Superfamiglia | Hominoidea |
| Famiglia | Hominidae |
| Sottofamiglia | Homininae |
| Tribù | Hominini |
| Genere | Homo |
| Specie | H. rudolfensis |
| Nomenclatura binomiale | |
| Homo rudolfensis Alexeev, 1986 | |
Homo rudolfensis Alexeev, 1986 è un ominide estinto, vissuto circa due milioni di anni fa in Africa, in concomitanza con Homo habilis. Non ebbe una lunga esistenza e fu nettamente soppiantato dal suo rivale evolutivo.
Ritrovamenti
I resti fossili furono ritrovati da Bernard Ngeneo del team di Richard Leakey e Meave Leakey nel 1972 a Koobi Fora sulle rive orientali del Lago Turkana in Kenya[1]. Il nome scientifico Homo rudolfensis fu proposto nel 1986 da Valeri Pavlovich Alekseyev[2] per il campione di riferimento Skull 1470 (KNM-ER 1470)[3] stimato avere un'età di 1,9 milioni di anni.
Caratteristiche
Nel marzo 2007 un team diretto da T. Bromage, antropologo dell'Università di New York, ha ricostruito il cranio KNM-ER 1470. La nuova ricostruzione dava un aspetto da scimmia antropomorfa[4] e ne fu dedotta una capacità cranica di 526 cm³, diminuita rispetto alle precedenti stime di 752 cm³.[5]
Nel 2008 tuttavia la capacità cranica fu riportata a 700 cm³[6] in base a principi biologici, non precedentemente considerati, che permettono di correlare tra loro gli occhi, le orecchie e la bocca dei mammiferi.[5]
Interpretazione

Mentre Homo habilis riusciva a fabbricare strumenti con una certa facilità ed era più propenso al miglioramento delle proprie caratteristiche, Homo rudolfensis non riuscì veramente ad adattarsi all'ambiente e sparì dalla scena in poche centinaia di migliaia di anni. I resti che permangono a disposizione degli studiosi sono davvero pochi, e ciò quindi non ci permette di capire chiaramente quale aspetto avesse e come si comportasse in società. Era comunque molto simile all'habilis per aspetto e comportamenti, al punto che fu considerato rientrare nella variabilità di questo e a questo unificato come specie; ma si ritiene che fu proprio H. habilis la causa principale della sua estinzione.
La sua classificazione è emblematica dei problemi della paleoantropologia: classificato alla scoperta come specie a sé, è stato poi fatto rientrare nella variabilità di H. habilis, quindi riconsiderato specie a sé. Il dibattito non si ferma tuttavia qui: poiché secondo alcuni studiosi H. rudolfensis e H. habilis potrebbero rientrare nella variabilità del genere Australophitecus, e d'altra parte il cranio del primo presenta molte affinità con il precedente Kenyanthropus platyops, l'attribuzione di H. rudolfensis sarebbe ancora da definire tra ben 3 generi: Australophitecus, Homo e Kenyanthropus.[7]
Note
- ^ Leakey, R.E. 1973. "Evidence for an advanced Plio-Pleistocene hominid from East Rudolf, Kenya"; Nature 242: 447-450.
- ^ Alexeev, Valerii P. (1986) The Origin of the Human Race. Moscow: Progress Publishers.
- ^ KNM-ER sta per: Kenya National Museum -East Rudolph
- ^ John Hawks, KNM-ER 1470 is not a microcephalic, su johnhawks.net, 31 marzo 2007.
- ^ a b Than, Ker, Controversial Human Ancestor Gets Major Facelift, in LiveScience, 29 marzo 2007. URL consultato il 28 aprile 2007.
- ^ Bromage TG, McMahon JM, Thackeray JF, et al., Craniofacial architectural constraints and their importance for reconstructing the early Homo skull KNM-ER 1470, in The Journal of Clinical Pediatric Dentistry, vol. 33, n. 1, 2008, pp. 43–54, PMID 19093651.
- ^ Giorgio Manzi: "L'evoluzione umana". Il Mulino, 2007
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Homo rudolfensis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Homo rudolfensis, su Fossilworks.org.
- (EN) Homo rudolfensis, su Paleobiology Database.
