Ferdulfo
Ferdulfo (fl. VIII secolo) è stato un duca longobardo, duca del Friuli all'inizio dell'VIII secolo.
Biografia
Originario della Liguria, assunse il ducato dopo la morte del reggente Adone,[1] probabilmente nella seconda metà del 701 o nei primi mesi del 702.[2] Paolo Diacono, che è l'unica fonte di cui disponiamo su Ferdulfo, traccia un profilo assai negativo della sua persona, definendolo "uomo infido e superbo" («homo lubricus et elatus»).
Secondo la tradizione riportata sempre da Paolo Diacono,[1] volle dimostrare la sua forza attirando con ricchi doni nel ducato gli Slavi per poi sconfiggerli. Alcuni predoni slavi, penetrati in Friuli, si diedero al saccheggio delle campagne e delle greggi, finché Argait, un governatore locale (rector loci),[3] li mise in fuga ma senza inseguirli; perciò Ferdulfo lo offese gravemente, apostrofandolo di essere un arga, dandogli cioè del codardo.[4] Giorni dopo, l'esercito slavo irruppe in massa nel ducato e si stanziò sulla sommità di un ripido monte: il duca iniziò ad aggirare il monte per trovare la posizione più propizia al fine di sferrare l'attacco, ma Argait lo sfidò, sostenendo che avrebbe raggiunto i nemici prima di Ferdulfo. Questi dunque seguì Argait lungo la via più impervia; le sue truppe gli batterono dietro, permettendo agli Slavi di sconfiggerli agevolmente.
«Lì morì tutta la nobiltà friulana; lì cadde il duca Ferdulfo; lì fu ucciso anche colui che lo aveva provocato. E lì tanti uomini forti furono vinti per la maledizione della discordia e per l'imprevidenza, quanti avrebbero potuto, con una volontà concorde e un piano assennato, abbattere molte migliaia di nemici»
Riuscì solo a salvarsi Munichis, padre dei futuri duchi Pietro del Friuli, duca del Friuli e Urso di Ceneda, duca di Ceneda. Questi era stato sbalzato da cavallo e venne attaccato e legato alle mani da uno slavo ma, nonostante l'evidente difficoltà, riuscì con la mano destra ad afferrare la sua lancia e con essa ucciderlo, buttandosi giù dalle rupi, riuscendo quindi a fuggire.[1]
Venne scelto come successore Corvolo.
Note
- ^ a b c Paolo Diacono, Historia Langobardorum, VI, 24 (Zanella, pp. 507-510).
- ^ Jarnut.
- ^ Sculdascio, *skuldhaizo in longobardo («[…] quem sculdahis lingua propria dicunt»). Carica alla quale corrispondevano poteri non meglio definiti; è possibile che si trattasse del capo di una delle fare stanziate in Friuli sotto l'autorità del duca di Cividale.
- ^ Maligno gioco di parole sul suo nome proprio: «[…] Argait ab arga nomen deductum habes?». Paolo lo rende come «iners et inutilis», "inetto e incapace". È un insulto ingiurioso contemplato dal diritto penale longobardo, presente anche nell'editto di Rotari.
Bibliografia
- (LA, IT) Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, introduzione di Bruno Luiselli, traduzione e note di Antonio Zanella, Milano, Rizzoli, 1991, ISBN 88-17-16824-6.
- Jörg Jarnut, FERDULFO, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 46, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996.
Collegamenti esterni
- Diozionario biografico friulano, su friul.net.