Gabriele Laureani

Gabriele Laureani (Roma, 14 settembre 1788Roma, 14 ottobre 1849) è stato un presbitero, letterato e bibliotecario italiano.

Biografia

Gabriele Laureani nacque a Roma il 14 settembre 1788, figlio di Francesco Antonio Laureani, medico originario di Nicotera, e di sua moglie Rosa Antonini, romana.[1][2][3] Avviato alla carriera ecclesiastica, studiò prima presso il Collegio Romano per poi esse ammesso, non ancora quindicenne, nel Seminario Romano.[1] Specializzatosi soprattutto nello studio delle lingue classiche, dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1812[4] divenne professore di letteratura greca e latina e di retorica presso il già citato Collegio.[3][5][6] Negli anni successivi divenne professore associato o onorario anche presso le pontificie accademie di teologia, di religione cattolica e di archeologia,[3][7] nonché presso l'Accademia tiberina e l'Accademia dei Virtuosi al Pantheon.[7]

Nel 1820 entrò a far parte, con il nome arcadico di Filandro Geronteo, dell'Accademia dell'Arcadia, della quale dal 23 giugno 1828 divenne inoltre custode generale, incarico che mantenne a vita.[3][8][9] Durante il suo mandato l'Arcadia recuperò parte del suo antico prestigio: il Bosco Parrasio sul Gianicolo, sede dell'Accademia che da quasi cinquant'anni si trovava in stato di semiabbandono, fu restaurato; riprese in modo regolare la celebrazione dei giochi olimpici (agoni poetici tra i membri dell'Arcadia); tornarono a svolgersi con regolare cadenza gli incontri degli arcadi; riprese la stampa e pubblicazione di opere letterarie; fu istituita la pratica delle funebri prose per commemorare la scomparsa degli associati dell'Accademia.[8][10]

Il 19 ottobre 1831 papa Gregorio XVI lo nominò secondo custode della Biblioteca Vaticana[11] per poi promuoverlo a primo custode il 12 febbraio 1838,[3][10][11] conferendogli anche i titoli prima di cameriere d'onore in abito paonazzo e poi di prelato domestico.[3][12] Sotto la sua guida la Biblioteca fu riordinata in maniera più razionale, aperta alla consultazione e dotata di appositi ambienti per la lettura e lo studio. Fu istituito il ruolo di Scrittore, con il compito di trascrivere e fare copie dei testi presenti nella collezione.[11] Furono inoltre riorganizzate anche le opere d'arte a tema religioso presenti all'interno della Biblioteca, creando un vero e proprio percorso museale cronologicamente ordinato divenuto noto come Museo Sacro;[10][13] La suddetta collezione museale fu anche ampliata dallo stesso Laureani, che richiese a numerosi monasteri e ordini religiosi di tutta Italia di inviare al pontefice opere di origine medievale e bizantina.[14] Nell'aprile 1840 acquisì il vasto patrimonio letterario appartenuto allo storico Francesco Cancellieri per aggiungerlo alla Biblioteca.[3]

Il 22 novembre 1843 divenne consultore della Congregazione dell'Indice dei libri proibiti e dal 2 febbraio 1844 anche protonotario apostolico e canonico della Basilica di San Pietro,[3][12] dove ricoprì la carica di prefetto della musica della Cappella Giulia dal 1846 al 1847.[4][15] Il 13 maggio 1848 fu nominato da papa Pio IX membro dell'Alto Consiglio, la nuova camera alta dello Stato Pontificio creata per volontà dello stesso pontefice.[3][12]

Il 1º marzo 1849, a seguito della creazione della Repubblica Romana, la Biblioteca Vaticana, così come era già accaduto a numerose altre istituzioni pontificie, fu sequestrata e sigillata dalle autorità repubblicane e i suoi ufficiali e impiegati intimati di prestare giuramento al nuovo Stato entro cinque giorni, pena la perdita della propria posizione e del proprio reddito. Il giorno successivo alla scadenza dell'ultimatum, il 7 marzo, Gabriele Laureani inviò una lettera al ministro repubblicano Pietro Sterbini nella quale sosteneva che lui e i suoi colleghi non avessero doveri alcuni verso la nuova Repubblica poiché la Biblioteca Vaticana apparteneva al papa in quanto vescovo di Roma e non in quanto sovrano dello Stato Pontificio, e che non si trattasse quindi di un'istituzione pubblica, bensì privata. Sembra che le sue motivazioni siano state accolte dal ministro senza ulteriori riserve, poiché la Biblioteca fu riaperta e continuò a operare regolarmente per il resto della durata della Repubblica benché nessuno dei suoi ufficiali o dipendenti avesse mai prestato giuramento.[3][16]

Gabriele Laureani morì a Roma il 14 ottobre dello stesso anno,[3][17][18] probabilmente per le complicazione di una malattia cronica allo stomaco.[17] Fu seppellito nella basilica vaticana.[19]

Onorificenze

Nel corso della sua carriera ecclesiastica Gabriele Laureani fu nominato professore o socio onorario, oltre che da vari istituti pontifici, anche da numerose accademie italiane ed europee, tra cui:[20]

Ricevette inoltre onorificenze personali da diversi sovrani europei, tra cui Nicola I di Russia, Alessandro II di Russia, Ferdinando II delle Due Sicilie, Giovanni di Sassonia e Leopoldo II di Toscana.[21]

Opere

Gabriele Laureani non pubblicò mai nessuno dei propri componimenti nel corso della sua vita.[18] Molti suoi scritti furono quindi raccolti, ordinati per argomento e pubblicati postumi nel 1855 da monsignor Giovanni Battista Brancaleoni Castellani in un libro intitolato Viri clarissimi Gabrielis Laureani orationes, carmina et inscriptiones (Discorsi, poesie e iscrizioni dell'uomo illustrissimo Gabriele Laureani).[3][6][22]

Note

  1. ^ a b Fabi Montani 1856, p. 4.
  2. ^ Vian 1999, p. 587.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l (FR) Philippe Bountry, Officiers subalternes de la curie et consulteurs des congrégations romaines en fonctions sous la restauration (1814-1846) (notes brèves), in Souverain et pontife - Recherches prosopographiques sur la Curie Romaine à l’âge de la Restauration (1814-1846), Roma, Publications de l’École française de Rome, 2002, pp. 653-769, ISBN 978-2-7283-1022-7.
  4. ^ a b Fabi Montani 1856b, p. 13.
  5. ^ Fabi Montani 1856, p. 5.
  6. ^ a b Vian 1999, pp. 587-588.
  7. ^ a b Fabi Montani 1856, p. 14.
  8. ^ a b Fabi Montani 1856, pp. 8-10.
  9. ^ Vian 1999, p. 588.
  10. ^ a b c Vian 1999, p. 589.
  11. ^ a b c Fabi Montani 1856, p. 11.
  12. ^ a b c Fabi Montani 1856, p. 12.
  13. ^ Fabi Montani 1856, pp. 11-12.
  14. ^ Ginevra Odone, Le vicende collezionistiche del San Benedetto attribuito a Simone Martini tra storia del gusto e del collezionismo (XVIII-XIX secolo) (PDF), in Predella - journal of visual arts, n. 54, Pisa, Edizioni ETS, 2023, p. 174, ISSN 1827-8655.
  15. ^ Rostirolla, Appendice IX: Cronologia dei canonici prefetti della musica.
  16. ^ Vian 1999, pp. 594-595.
  17. ^ a b Fabi Montani 1856, p. 16.
  18. ^ a b Vian 1999, p. 595.
  19. ^ Fabi Montani 1856, p. 19.
  20. ^ Fabi Montani 1856, pp. 14-15.
  21. ^ Fabi Montani 1856, p. 15.
  22. ^ Fabi Montani 1856, pp. 18-19.

Bibliografia

Altre letture

Voci correlate

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