Giovanni Taronita (sebastos)

Giovanni Taronita (in greco Ἰωάννης Ταρωνίτης?; 1067) era un aristocratico bizantino che servì come governatore provinciale nei Balcani sotto lo zio, l'imperatore Alessio I Comneno.

Biografia

Suo padre, il panhypersebastos Michele Taronita, apparteneva alla famiglia aristocratica dei Taroniti, un clan principesco di origine armena proveniente da Taron. Intorno al 1061-1063 sposò Maria Comnena, figlia maggiore del grande domestico Giovanni Comneno e di Anna Dalassena, e sorella maggiore di Alessio I Comneno (r. 1081-1118)[1][2][3]. Giovanni era il figlio maggiore della coppia, e nacque probabilmente intorno al 1067[4].

In una data sconosciuta, probabilmente intorno al 1092/1093, Taronita era governatore militare (doux) di Skopje, come indicato dalla sua corrispondenza con Teofilatto di Ocrida[3][4]. Nell'estate del 1094 il padre fu destituito e bandito per il suo coinvolgimento nella congiura di Niceforo Diogene contro l'imperatore Alessio[5][6], ma la vicenda non sembra aver influito sulla posizione e sulla carriera di Taronita[4]. Nell'autunno dello stesso anno, quando Alessio era impegnato nella campagna contro i Cumani in Tracia, gli fu affidata la difesa di Berroe e dei suoi dintorni insieme a Niceforo Melisseno e Giorgio Paleologo[3][7]. Nel 1094/1095 partecipò al sinodo del Palazzo delle Blacherne, dove fu condannato Leone di Calcedonia. Appare nella lista dei partecipanti con l'alto titolo di sebastos, al quinto posto assoluto[3][7].

Taronita compare poi in un documento del 1102 in cui ricopre la carica di governatore civile (praetor) e responsabile fiscale (anagrapheus) dei themata riuniti di Thrake, Makedonia, Boleron, Strymon e Thessalonike[7][8].

Nel 1104 suo cugino paterno, Gregorio Taronita, governatore della Chaldia, si ribellò ad Alessio a Trebisonda. L'imperatore inviò molte lettere per convincere Gregorio a sottomettersi, ma quest'ultimo rispose con insulti, così nel 1105/1106 Alessio inviò Giovanni alla testa di un esercito per affrontarlo. Venuto a conoscenza di ciò, Gregorio marciò nell'entroterra verso Koloneia, da dove intendeva concludere un'alleanza con i Danishmendidi di Sebasteia. Taronita inviò i suoi mercenari franchi contro il ribelle e riuscì a catturarlo prima che raggiungesse la città[9][10]. Riportò il cugino prigioniero a Costantinopoli. Inizialmente Alessio intendeva far accecare Gregorio, la punizione consueta per la ribellione[11], ma fu dissuaso da Giovanni, che invocò clemenza per il cugino. Invece, i capelli e la barba di Gregorio furono rasati ed egli fu fatto sfilare per le strade di Costantinopoli prima di essere gettato nella prigione di Anemas[9][12].

In seguito scompare dalle fonti, ma è possibile che sia il Giovanni Taronita, pansebastos sebastos, dikaiodotes ed eparca della città, che partecipò a un sinodo nel 1147[13][14]. Non si sa se fosse sposato o se avesse figli[15].

Note

  1. ^ ODB. "Taronites" (A. Kazhdan), pp. 2012–2013.
  2. ^ Varzos 1984, pp. 64-65.
  3. ^ a b c d Skoulatos 1980, p. 155.
  4. ^ a b c Varzos 1984, p. 128.
  5. ^ Skoulatos 1980, pp. 211-212.
  6. ^ Varzos 1984, pp. 65-67.
  7. ^ a b c Varzos 1984, p. 129.
  8. ^ Skoulatos 1980, pp. 155-156.
  9. ^ a b Skoulatos 1980, pp. 117, 156.
  10. ^ Varzos 1984, pp. 129-130.
  11. ^ ODB, "Blinding" (A. Kazhdan), pp. 297–298.
  12. ^ Varzos 1984, p. 130.
  13. ^ Skoulatos 1980, p. 156.
  14. ^ Varzos 1984, p. 131.
  15. ^ Varzos 1984, pp. 131-132.

Bibliografia