Ina Ender
Ina Ender, nata Schreier (Kreuzberg, 9 luglio 1917 – Oranienburg, 27 marzo 2008), è stata una modella tedesca, combattente della resistenza tedesca e agente di polizia giudiziaria[1][2].
Biografia
Nacque a Kreuzberg, figlia dello scultore e attivista comunista Erich Schreier e della sarta Margarete Hätzel.[1] Suo padre fu tra i fondatori della Lega di Spartaco e del Partito Comunista di Germania (KPD).[3] Impiegato presso l'ufficio distrettuale di Berlino-Kreuzberg, fu presidente del consiglio di fabbrica fino al 1933, diventando un noto oppositore del regime nazista.[4]
Dal 1923 al 1927, Ina Schreier frequentò la scuola elementare di Kreuzberg e in seguito la scuola Minna-Cauer di Neukölln per gli studi secondari. Si impegnò da subito nel consiglio studentesco e nel 1931 entrò in contatto con la Lega della Gioventù Comunista grazie a un amico di famiglia. Ender fu la prima ragazza a essere ammessa nel riformatorio di Scharfenberg.[1] Grazie all'amicizia con Hans Lautenschläger e Hans Coppi, nel 1932, all'età di 15 anni, aderì alla Lega della Gioventù Comunista, già dichiarata illegale, e partecipò alle attività politiche in opposizione al regime nazista.[1]
In seguito all'ascesa al potere di Adolf Hitler il 30 gennaio 1933, suo padre fu licenziato dall'ufficio distrettuale e subì gli abusi dalle Sturmabteilung (SA) durante le successive perquisizioni domiciliari. Malgrado il suo rendimento scolastico, Ender fu privata del posto gratuito in collegio. I suoi genitori non furono in grado di sostenere le spese scolastiche, per questo motivo dovette abbandonare gli studi senza diplomarsi e non riuscì a ottenere l'apprendistato a causa della mancanza di posti disponibili. La madre la istruì allora come sarta e riuscì a trovare un posto in una scuola professionale per sarte,[1] purtroppo però non ottenne il riconoscimento in quanto la madre non possedeva l'autorizzazione a formare apprendisti. Inizialmente, madre e figlia riuscirono a racimolare modesti guadagni grazie a delle commesse private. Nel 1935, Ender trovò impiego come lavoratrice a cottimo in una manifattura tessile. Nel 1936, lavorò come sarta in una sartoria per signore.[1] Il 14 settembre 1936, sposò Hans Lautenschläger[5], anche lui attivo nella resistenza.[1]
Carriera come modella
Nel 1936, Hanns Hubmann, fotografo e fotoreporter della Berliner Illustrirte Zeitung, notò Ender e le scattò una fotografia che fu pubblicata sulla prima pagina della rivista.[2] Hubmann ritenne che Ender avesse le qualità necessarie per avviare la carriera come fotomodella. L'anno successivo, Ender entrò nel mondo della moda e iniziò a lavorare come modella per diversi saloni di moda, il Metropol-Theater e la compagnia cinematografica UFA. Ender lavorò a Berlino, ma la richiesta delle sue capacità la portò a lavorare in altri Paesi europei.[2]
Resistenza
Nel 1937 Hans Coppi, suo compagno di scuola a Scharfenberg[5] la presentò a Harro Schulze-Boysen in un caffè sulla Leipziger Strasse.[2] Schulze-Boysen era il leader di una vasta rete di resistenza a Berlino e suggerì a Ender di presentarsi presso la stilista berlinese Annemarie Heise.[1] Il salone della Heise era considerato alla moda da alcune star del cinema come Marika Rökk e Zarah Leander e da alcune donne della leadership nazionalsocialista del calibro di Eva Braun, Magda Goebbels, Emmy Göring ed Elisabeth Henckel von Ribbentrop.[2][5][6] Nel 1939, Ender lavorò come modella nel salone Heise,[2] posizione che le permise di raccogliere informazioni dalle clienti potenzialmente utili alla resistenza.[1] L'ambiente raffinato del salone, unito all'esperienza di modelle come Ender e l'uso libero di liquori, rendeva loquace la clientela.[1] Questa tranquillità agevolò la Ender nello scoprire segreti di Stato, appuntamenti, date di viaggio, nonché di notare le dinamiche di potere nell'élite dirigenziale e di ascoltare i pettegolezzi delle signore benestanti che potevano essere utili .[1]
Ogni settimana Ender incontrava Hans Coppi per affidargli qualsiasi informazione fosse ritenuta utile o importante alla causa.[1]
Arresto
Nel settembre 1942, Ina Ender fu arrestata dalla Gestapo e, insieme a Hilde Coppi, Hanni Weißensteiner ed Erika von Brockdorff, venne condotta al quartier generale ad Alexanderplatz.[1] Ender fu fortunata in quanto Lotte Pinzke aveva già sottratto gran parte delle prove incriminanti dal deposito di Gaabs prima dell'arrivo della Gestapo e le aveva gettate nel fiume Havel.[1]
Tra il 30 giugno e il 3 luglio 1943, fu processata per sedizione dal Reichskriegsgericht.[7] Il pubblico ministero richiese la pena di morte, ma fu invece condannata a 6 anni di carcere[7] per favoreggiamento della sovversione delle forze militari (in tedesco Wehrkraftzersetzung), ovvero per aver distribuito materiale di propaganda. Ender scontò la pena nella prigione di Friburgo e fu rilasciata il 7 maggio 1945, poco prima dell'arrivo dell'Armata Rossa.[7]
Nel dopoguerra
Dopo la liberazione, dal maggio 1945 fino all'estate del 1946 ricoprì la carica di vicesindaco[2] di Brand-Erbisdorf.[8] Dopo il rientro della madre e del figlio Axel dalla Polonia, volle rientrare a Berlino. Inizialmente fu assegnata alla neonata sezione della Volkspolizei per la tutela dei trasporti di merci a Niedersedlitz, luogo in cui si trasferì con la madre e il figlio. Nel 1947 fu trasferita all'ufficio di polizia del distretto di Großenhain,[9] dove lavorò inizialmente nell'amministrazione e per pochi mesi a capo dell'ufficio.
Nel 1949 passò al dipartimento di investigazione criminale come ispettore capo della polizia popolare di Dresda, responsabile delle indagini sulle attività di sabotaggio e sui crimini nazisti. Nel maggio 1950, su sua richiesta, fu trasferita a Berlino presso l'amministrazione principale della Volkspolizei nel settore della sicurezza industriale.[10] Licenziata nell'ottobre 1950 per aver violato le norme ufficiali, dovette cercare una nuova occupazione. Fu nominata dirigente della Handelsorganisation (HO) nella divisione dei beni industriali e nel 1953 assunse la posizione di capo dipartimento.[10] Quando il marito Hans Lautenschläger tornò a casa dalla prigionia sovietica, decisero di comune accordo di separarsi.
Nel dicembre 1952 sposò il funzionario Siegfried Ender,[10] che lavorava al controllo dei prezzi presso il Ministero del Commercio e dell'Approvvigionamento.[11] Nel giugno 1953 nacque il figlio Dieter.[12] Ender assunse la direzione di diverse aziende espropriate.[12] Successivamente, durante la rivolta operaia, fu vittima di accuse infondate da parte della magistratura berlinese, che ne decretò la rimozione dall'incarico e la sua espulsione dal SED nel dicembre 1954.[12]
In seguito all'espulsione dal partito, non riuscì a trovare un impiego qualificato e nel maggio 1955 dovette accettare un impiego sottopagato come sarta. Nel 1957 fu riammessa nel SED e nel 1962 divenne membro del dipartimento principale dell'organizzazione commerciale di Berlino.[11] Dal 1965 al 1967 lavorò presso l'Istituto tecnico per il commercio estero,[11] si ritirò da tale incarico nel 1967 per motivi di salute e rimase invalida nel 1968.[11] Il 20 febbraio 1970, in occasione di una presentazione tenuta da Erich Mielke, Ender fu insignita della medaglia d'oro della Fratellanza d'Armi della DDR.[13] Quando il marito lavorò in Iraq dal 1972 al 1975 come consulente scientifico del Presidente dell'Organizzazione del Commercio, lei lo accompagnò e fu attiva nel campo della politica finanziaria.[11] Tornata nella DDR, dedicò gli anni successivi al lavoro con i giovani, tenne conferenze sulla lotta di resistenza antifascista e si impegnò nel PDS dopo la caduta della dittatura della SED nella DDR.
Onorificenze
Note
- ^ a b c d e f g h i j k l m n (DE) Bodo Becker e Lutz Ender, Vorführdame und Widerständlerin – Ina Ender in Lehnitz, su Unser Lehnitz, Lehnitz, 21 febbraio 2022 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2024).
- ^ a b c d e f g
(DE) Thomas Klug, Matti Hesse, 27. März 2008 - Die Widerstandskämpferin Ina Ender stirbt in Lehnitz, Westdeutscher Rundfunk, 27 marzo 2023.
- ^ Thomas Grimm, Erinnerung als Verantwortung: das Zeitzeugen-Archiv in Text und Bild ; Katalog, Berlino, Parthas Verl, 2003, p. 47, ISBN 9783932529382, OCLC 55765483.
- ^ (DE) 80 Jahre Kommunistische Partei Deutschlands, in Der Vogtlandbote, Berlino, German Communist Party, 1998. URL consultato il 14 febbraio 2024 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2024).
- ^ a b c Andresen, p. 74
- ^ (DE) Sven Magnus Hanefeld, Geschichte der Fashion & Beauty Photographie: 1918-1945, Bd. II, vol. 2, 1ª ed., Norderstedt, BoD – Books on Demand, 2022, p. 311, ISBN 978-3-7562-7118-4, OCLC 1327678300.
- ^ a b c Andresen, p. 291
- ^ Andresen, p. 117
- ^ Andresen, p. 75
- ^ a b c Jahnke, p. 42
- ^ a b c d e Jahnke, p. 45
- ^ a b c Jahnke, p. 44
- ^ Tuchel, pp. 254–255
- ^ (DE) Johannes Tuchel, Der vergessene Widerstand: zu Realgeschichte und Wahrnehmung des Kampfes gegen die NS-Diktatur, Göttingen, Wallstein Verlag, 2005, pp. 254–255, ISBN 978-3-89244-943-0.
Bibliografia
- (DE) Geertje Andresen, Oda Schottmüller: Die Tänzerin, Bildhauerin und Nazigegnerin Oda Schottmüller (1905–1943), Berlino, Lukas Verlag, 2005, ISBN 978-3-936872-58-3.
- (DE) Karl Heinz Jahnke, Zu Hause in der DDR: biographische Notizen, Bonn, Pahl-Rugenstein, 1999, ISBN 978-3-89144-266-1.
- (DE) Geertje Andresen, Wer war Oda Schottmüller?: zwei Versionen ihrer Biographie und deren Rezeption in der alten Bundesrepublik und in der DDR, Berlin, Lukas Verlag, 2012, ISBN 978-3-86732-125-9.
- (DE) Johannes Tuchel, Der vergessene Widerstand: zu Realgeschichte und Wahrnehmung des Kampfes gegen die NS-Diktatur, Göttingen, Wallstein Verlag, 2005, ISBN 978-3-89244-943-0.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- From all sides: memories of World War II - Statement, su archive.org.