Aftitalite

Aftitalite
Classificazione Strunz (ed. 10)7.AC.35[1]
Formula chimicaK3Na(SO4)2[2]
Proprietà cristallografiche
Sistema cristallinotrigonale[3]
Classe di simmetriaesagonale scalenoedrale[4]
Parametri di cellaa = 5,677 Å, c = 7,3331 Å, V = 204,67 ų, Z = 1[5]
Gruppo puntuale3 2/m[6]
Gruppo spazialeP3m1 (nº 164)[3]
Proprietà fisiche
Densità misurata2,656 - 2,71[5] g/cm³
Densità calcolata2,72[5] g/cm³
Durezza (Mohs)3[3]
Sfaldaturadiscreta lungo {1010}, scarsa lungo {0001}[6]
Fratturada concoide a irregolare[4]
Colorebianco, grigio, bluastro, verdastro, rossastro, incolore (raro)[5]
Lucentezzada vitrea a resinosa[6]
Opacitàtrasparente, traslucida, opaca[5]
Strisciobianco[4]
Diffusionerara
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L'aftitalite (simbolo IMA: Att[7]) è un minerale non molto diffuso del gruppo omonimo appartenente alla famiglia dei "solfati" con composizione chimica K3Na(SO4)2.[2]

Da un punto di vista chimico è un solfato di potassio e sodio.

Etimologia e storia

L'aftitalite prende il nome dal greco άφθητος (àfthetos, 'inalterabile') e άλας (àlas, 'sale') in relazione alla sua stabilità all'aria.[5]

Fu descritta per la prima volta nel 1832 da François Sulpice Beudant, che parlò del minerale descrivendolo come un sale inalterabile a causa delle sue permanenza e stabilità nell'aria;[8] successivamente nel 1847 anche Johann Friedrich Ludwig Hausmann studiò il minerale e gli diede il nome di glaserite, nome che nel 2006 non è stato ratificato dalla Commission on New Minerals, Nomenclature and Classification dell'IMA perché il diritto di dare il nome al minerale spettava a Beudant, avendolo studiato per primo.[9]

Classificazione

La classica nona edizione della sistematica dei minerali di Strunz, aggiornata dall'Associazione Mineralogica Internazionale (IMA) fino al 2009,[10] elenca l'aftitalite nella classe "7. Solfati (selenati, tellurati, cromati, molibdati, tungstati)" e nella sottoclasse "7.A Solfati (selenati, ecc.) senza anioni aggiuntivi, senza H2O"; questa viene più finemente suddivisa in base alla dimensione dei cationi coinvolti, in modo tale da trovare l'aftitalite nella sezione "7.AC Con cationi di media e grande dimensione" dove è l'unico membro del sistema nº 7.AC.35.[11]

Tale classificazione resta invariata anche nell'edizione successiva, proseguita dal database "mindat.org" e chiamata Classificazione Strunz-mindat, nella quale l'aftitalite è in compagnia dei minerali belomarinaite, natroaphthitalite e möhnite.[1]

Nella Sistematica dei lapis (Lapis-Systematik) di Stefan Weiß l'aftitalite si trova nella classe dei "solfati, cromati, molibdati e tungstati" e nella sottoclasse dei "solfati anidri [SO4]2-, senza anioni estranei"; qui è nella sezione dei minerali con "cationi molto grandi" dove forma il sistema nº VI/A.08 insieme ad anidrite, bubnovaite, glauberite, kalistrontite, ivsite, möhnite e palmierite.[12]

Anche la classificazione dei minerali di Dana, usata principalmente nel mondo anglosassone, elenca l'aftitalite nella famiglia dei "solfati, cromati e molibdati"; qui è nella classe dei "solfati" e nella sottoclasse degli "acidi e solfati anidri (A+)2XO4" dove forma il sistema nº 28.02.02 come unico membro.[13]

Abito cristallino

L'aftitalite cristallizza nel sistema trigonale nel gruppo spaziale P3m1 (gruppo nº 164) con i parametri reticolari a = 5,677 Å e c = 7,3331 Å, oltre ad avere 1 unità di formula per cella unitaria.[5]

Origine e giacitura

L'aftitalite ha la caratteristica di essere stata trovata in due ambienti molto diversi tra loro, sia come incrostazione nelle fumarole vulcaniche, che come costituente di depositi salini oceanici e lacustri.[5] L'aftitalite è anche un componente dell'evaporite e può essere trovata anche nei depositi di guano, quindi in ambienti tipicamente ricchi di ammoniaca.[6]

La paragenesi è con thénardite, jarosite, silvite ed ematite nelle fumarole; nelle evaporiti è associata a blödite, syngenite, mirabilite, picromerite, borace e halite. Infine nei depositi di guano l'associazione è con syngenite, whitlockite, monetite, nirtrato di potassio e gesso.[6]

L'aftitalite non è un minerale molto comune, pur essendo stato trovato in diverse località sparse per il mondo. Si ricordano la sua località tipo, il Vesuvio (provincia di Napoli, Italia),[14] e altri siti italiani, quali per esempio la miniera di sale di Racalmuto o la miniera di Realmonte (entrambe in Sicilia) e la miniera di "Accesa" presso Massa Marittima (Toscana), solo per citarne alcuni.[15]

Ritrovamenti anche nella miniera di sale presso Absam (Austria); a Lens (Francia); in diversi luoghi della Germania quali per esempio, tra i molti, Wathlingen e Uetze (Sassonia), Börde-Hakel e Staßfurt (Sassonia-Anhalt), Krayenberggemeinde (Turingia). Ritrovamenti anche in Spagna, Svezia e Gran Bretagna.

Fuori dall'Europa, sempre per citare solo alcuni siti, l'aftitalite è stata trovata in diverse miniere o vulcani della Cina e della Russia; è stata rinvenuta anche negli Stati Uniti, in Messico e Perù, oltre che in Arabia Saudita, Nicaragua, Namibia, Giappone, Indonesia e Australia.[15]

Forma in cui si presenta in natura

L'aftitalite si rinviene per lo più sotto forma di incrostazioni, piccoli cristalli o masse.[4][6]

I cristalli sono in genere sottili, di aspetto tabulare con un evidente sviluppo trigonale. Si rinvengono anche cristalli distorti di aspetto pseudo-ortorombico, in aggregati lamellari, masse mammellonari, incrostazioni o in forma massiva.[5]

Il minerale possiede opacità che va da trasparente, a traslucida, a opaca con una lucentezza da vitrea a resinosa; il colore può essere bianco, grigio, bluastro, verdastro o rossastro, raramente incolore, così come è incolore quando è in luce trasmessa. Il colore del suo striscio è bianco.[5]

Proprietà chimico-fisiche

L'aftitalite è fortemente solubile in acqua e negli acidi,[3] formando una soluzione salina dal gusto amaro.[6][8] Non è magnetica e la sua radioattività è appena rilevabile.[4]

Sotto la luce ultravioletta sia a onde corte che a onde lunghe assume colore bianco-giallino.[3]

Note

  1. ^ a b (EN) Strunz-Mindat (2025) Classification - With medium-sized and large cations, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 27 marzo 2025.
  2. ^ a b (EN) Malcolm Back et al., The New IMA List of Minerals – A Work in Progress – Updated: January 2025 (PDF), su cnmnc.units.it, IMA/CNMNC, Marco Pasero, gennaio 2025. URL consultato il 27 marzo 2025.
  3. ^ a b c d e (DE) Aphthitalite, su mineralienatlas.de. URL consultato il 27 marzo 2025.
  4. ^ a b c d e (EN) Aphthitalite Mineral Data, su webmineral.com, David Barthelmy. URL consultato il 27 marzo 2025.
  5. ^ a b c d e f g h i j (EN) Aphthitalite, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 27 marzo 2025.
  6. ^ a b c d e f g (EN) Aphthitalite (PDF), su handbookofmineralogy.org. URL consultato il 27 marzo 2025.
  7. ^ (EN) Laurence N. Warr, IMA–CNMNC approved mineral symbols (PDF), in Mineralogical Magazine, vol. 85, 2021, pp. 291-320, DOI:10.1180/mgm.2021.43. URL consultato il 27 marzo 2025 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2025).
  8. ^ a b Aphthalose, tartre vitriolé pp. 477-478
  9. ^ (EN) Ernst A.J. Burke, A Mass Discreditation of GQN Minerals (PDF), in The Canadian Mineralogist, vol. 44, 2006, p. 1558. URL consultato il 27 marzo 2025 (archiviato dall'url originale il 29 gennaio 2023).
  10. ^ (EN) Ernest Henry Nickel e Monte C. Nichols, IMA/CNMNC List of Minerals 2009 (PDF), su cnmnc.units.it, IMA/CNMNC, gennaio 2009. URL consultato il 27 marzo 2025 (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2024).
  11. ^ (EN) Nickel-Strunz Sulfates Classification, su webmineral.com, David Barthelmy.
  12. ^ (DE) Lapis Classification - VI SULFATE, CHROMATE, MOLYBDATE UND WOLFRAMATE - VI/A Wasserfreie Sulfate [SO4]2-, ohne fremde Anionen, su mineralienatlas.de.
  13. ^ (EN) Dana Classification 8th edition - A2XO4, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 27 marzo 2025.
  14. ^ (EN) Mount Vesuvius, Metropolitan City of Naples, Campania, Italy, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 27 marzo 2025.
  15. ^ a b (EN) Localities for Aphthitalite, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 27 marzo 2025.

Bibliografia

  • (FR) F.S. Beudant, Aphthalose, tartre vitriolé (PDF), in Traité Élémentaire de Minéralogie, 2ª ed., Parigi, Verdière, 1832. URL consultato il 27 marzo 2025.

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