Endrighetto di Bongaio

Endrighetto di Bongaio (Belluno, inizi del XIV secoloaprile 1349) è stato un politico italiano.[1]

Esponente della feudalità bellunese, è una personalità emblematica nelle vicende del Veneto del primo Trecento, con la crisi dell'autorità vescovile e gli scontri tra le potenze della pianura e quelle dell'area alpino-tirolese.

Biografia

Figlio di Federico, la sua famiglia traeva il nome dal castello di Bongaio, nell'Alpago. Endrighetto fu uno di quei nobili con cui Cangrande I della Scala si era alleato per facilitare la conquista di Belluno e Feltre. Approfittando degli scontri fra le famiglie della zona in merito all'insediamento del vescovo Gorgia da Lusa nella diocesi locale, lo Scaligero era riuscito, infine, ad imporre il proprio dominio anche su queste due città.

In cambio del proprio appoggio, nel 1323 Endrighetto ottenne la nomina a conte dell'Alpago[2], titolo tenuto in precedenza dai Doglioni. Su di lui non si hanno altre notizie sino al 1328, anno dell'investitura a cavaliere da Cangrande I[3] partecipando alla conquista di Padova come membro di una prestigiosa curia cavalleresca. Negli anni successivi raggiunse l'apice del potere e si ritrovò al vertice del governo di Belluno sempre, ovviamente, per conto degli Scaligeri. Confermato signore dell'Alpago da Mastino II della Scala, nel 1330 e nel 1335 è documentato come podestà del Primiero.[4]

Un figurante interpreta Endrighetto di Bongaio assieme alla moglie Giacoma da Vivaro, durante una rievocazione organizzata dall'associazione culturale Forum Alpago

Con l'indebolimento della signoria scaligera, Endrighetto, politico abile quanto spregiudicato, decise di cambiare partito. Mentre era capitano di Belluno per conto di Mastino, nell'agosto 1337 prese il diretto controllo della città e si accordò con Carlo di Lussemburgo che era sceso in Veneto dal Tirolo. Poté quindi mantenere il governo come vicario di Giovanni e Carlo di Lussemburgo quando, il 31 agosto, il vescovo Gorgia investì questi ultimi del capitanato di Belluno e Feltre. Il 12 settembre successivo presenziava, in qualità di testimone, all'atto di sottomissione del Cadore.

Nemmeno un anno più tardi, tuttavia, il nobile divenne inviso ai Lussemburgo, accusato di aver avviato delle trattative con Ludovico il Bavaro e di aver tenuto un comportamento autoritario nel governo delle due città. Venne dunque catturato e imprigionato in Carinzia e per circa un decennio di lui non si hanno notizie.[5] Probabilmente si tenne lontano da Belluno, sebbene l'Alpago rimanesse possedimento della sua famiglia, amministrato per mezzo di un vicario.

Nell'agosto 1347 Endrighetto è nuovamente attestato come reggente di Belluno per conto di Carlo di Lussemburgo che, poco prima, era stato eletto sovrano del Sacro Romano Impero. Nell'anno successivo ebbe forse anche il vicariato di Feltre. Il ritorno del nobile nella politica locale provocò tuttavia la violenta reazione dell'aristocrazia locale e, a detta di Guglielmo Cortusi, venne assassinato nell'aprile del 1349 da un Iacobus de Guaigno (membro, forse, della rivale famiglia Avoscano). Quest'ultimo, dopo aver preso il controllo di Belluno, venne in brevissimo tempo rovesciato dalle truppe di Giacomo da Carrara, che ristabilirono il governo del capitano imperiale. Non sembra accettabile la notizia riferita da Giorgio Piloni secondo il quale la morte di Endrighetto andrebbe posticipata al 1358.

Aveva sposato Giacoma da Vivaro[6], figlia del nobile vicentino Marcabruno da Vivaro, uno dei più importanti esponenti della fazione ghibellina e filo-scaligera. Fu proprio la moglie, chiamata popolarmente regina Mongai, a mantenere la reggenza sulla contea d'Alpago durante la prigionia del marito, ovvero dal 1340 al 1347, ricevendo solenne investitura nella chiesa di Pieve d'Alpago.[7]

Note

  1. ^ Antonio Dal Corno, Memorie istoriche di Feltre con diversi avvenimenti nella Marca Trivigiana, e nell'Italia accaduti, e con distinta relazione di tutti li Principi, Vescovi, e Governatori, che dominarono detta Città fino l'Anno 1710. Aggiuntovi il Catalogo delle Iscrizioni antiche, e moderne. Del Co: Antonio Dal Corno, Dottor delle Leggi. Consegnate all'Illustrissimo Signor Giorgio Degli Angeli Patricio, e Sindico di detta Città, Per Domenico de Borghi, 1710. URL consultato il 4 agosto 2025.
  2. ^ Marta Mazza, Tesori d'arte nelle chiese del bellunese: Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010, ISBN 978-88-88744-39-1. URL consultato il 4 agosto 2025.
  3. ^ Renzo Vaccari, Il Chronicon Veronense di Paride da Cerea e dei suoi continuatori – II/2, Fondazione Fioroni, 2014, ISBN 978-88-96930-15-1. URL consultato il 4 agosto 2025.
  4. ^ Strenna trentina ..., Strenna trentina, 1941. URL consultato il 4 agosto 2025.
  5. ^ Mario Stiz, Belluno dalla preistoria alla Repubblica, 2 agosto 2022, ISBN 979-12-214-2153-8. URL consultato il 4 agosto 2025.
  6. ^ Giacoma, alias Iacopa, detta anche "regina Mongai".
  7. ^ Trame, op. cit., pp. 88-92.

Bibliografia