Fernanda Gattinoni

Fernanda Gattinoni (Cocquio-Trevisago, 20 dicembre 1906 – Roma, 26 novembre 2002) è stata una stilista e imprenditrice italiana.
Biografia
Nata a Cocquio Trevisago, in provincia di Varese, si trasferì negli anni venti a Londra, per perfezionare i suoi interessi verso il disegno di abiti sartoriali. Sul finire del decennio, l'attrice statunitense Ina Claire la invitò a presentare la sua collezione di moda. Durante il soggiorno parigino conobbe Coco Chanel, che la convinse a collaborare con il suo atelier.[1]

Nel 1930 rientrò in Italia, dove iniziò la sua collaborazione con la Sartoria Ventura con sede a Milano, della quale divenne la direttrice stilistica.[2]
Trascorso il periodo del secondo conflitto mondiale nel capoluogo lombardo, si trasferì nel dopoguerra a Roma, dove fondò la casa di moda omonima. Nel 1946 apre il suo primo atelier di Alta Moda in via Marche 72, per poi trasferirsi nel 1965 in via Toscana[2]. La vicinanza con l'ambasciata degli Stati Uniti fece sì che tra le sue clienti abituali vi fosse Clare Boothe Luce, la prima donna a ricoprire la carica di ambasciatore statunitense.[3]
Nell'ambiente cinematografico della capitale, Fernanda Gattinoni collaborò con alcuni dei grandi registi dell'epoca, vestendo attrici quali Audrey Hepburn, Anna Magnani, Ava Gardner, Ingrid Bergman. Nel 1956 realizzò i costumi disegnati da Maria de Matteis per la pellicola Guerra e Pace di King Vidor. Vittorio Gallo girò per la Astra Cinematografica il documentario Sete e Velluti sulla moda italiana degli anni '50 degli atelier romani delle case di moda Ferdinandi, Gattinoni e Garnett[4].
Margaret d'Inghilterra, nel 1961, fece scandalo indossando abiti Gattinoni a Buckingham Palace: l'etichetta di corte negava infatti alle Altezze Reali di indossare abiti creati da stilisti stranieri.[3]
Alla metà degli anni Cinquanta lancia una linea di prêt-à-porter, Gattinoni Sport, e a partire dagli anni Settanta viene affiancata dal figlio Raniero.[3]
Nel 2014 il Comune di Roma le ha intitolato un giardino della capitale.[2]
Archivio
L'archivio della Gattinoni Due è stato dichiarato dalla Soprintendenza archivistica del Lazio "di interesse storico particolarmente importante" nel 2009. Comprende documentazione prodotta dagli anni Trenta fino ai giorni nostri, ed è composto da disegni, abiti, accessori, ricami e lavorazioni sartoriali, rassegne stampa e fotografie.[5]
Note
- ^ Antonio Mancinelli, Fernanda Gattinoni, un secolo in atelier, su marieclaire.it, 20 dicembre 2020. URL consultato il 26 giugno 2025.
- ^ a b c A Roma un giardino intitolato a Fernanda Gattinoni, su it.fashionnetwork.com. URL consultato il 26 giugno 2025.
- ^ a b c Mein Fashion Home srl, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 19 giugno 2019.
- ^ Sete e velluti - Archivio Luce.
- ^ Fondo Fernanda e Raniero Gattinoni, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 19 giugno 2019.
Bibliografia
- C. Capalbo, Da sartorie e case di moda. L'evoluzione del comparto abbigliamento a Roma dall'Unità al secondo dopoguerra, in "Annali di Storia dell'Impresa", 19, Venezia, Marsilio, 2008, 228; 233; 236.
- Fernanda Gattinoni. Moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere, a cura di S. Gnoli, Milano, Silvana Editoriale, 2010.
- Sofia Gnoli, Un secolo di moda italiana. 1900-2000, Roma, Meltemi Editore, 2005, pp. 134-136, ISBN 88-8353-428-X.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Gattinóni, Fernanda, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Fernanda Gattinoni, su IMDb, IMDb.com.
- Fernanda Gattinoni Archiviato il 19 gennaio 2021 in Internet Archive., su SAN - Portale degli archivi della moda del Novecento.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 62608499 · ISNI (EN) 0000 0001 1656 8942 · SBN RMSV939194 · LCCN (EN) no2011041678 · GND (DE) 128746440 · BNF (FR) cb16220947w (data) |
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