Pogonophora (zoologia)

Pogonophora
Riftia pachyptila fu dapprima considerato un Pogonophora, e poi spostato in Vestimentifera[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
RamoBilateria
SuperphylumProtostomia
(clado)Lophotrochozoa
PhylumAnnelida
ClassePolychaeta
SottoclasseSedentaria
InfraclasseCanalipalpata
OrdineSabellida
FamigliaSiboglinidae
Sinonimi

Athecanephria
Frenulatea
Lamellibrachiidae
Lamellisabellidae
Oligobrachiidae
Pogonophora
Polybrachiidae
Sclerolinidae
Spirobrachiidae
Thecanephria

Pogonophora è un taxon parafiletico di anellidi appartenente alla famiglia Siboglinidae, include specie appartenente ai cladi Frenulata e Monilifera. Sono animali vermiformi che si trovano nei substrati marini[1].

Morfologia

I pogonofori hanno un corpo sottile e allungato, suddiviso in lobo cefalico, tronco in cui sono presenti cavità celomatiche, e porzione terminale. Presentano un cordone nervoso ventrale, due vasi principali, uno dorsale e uno ventrale, un celoma e i sacchi spermatici. Solitamente il lobo cefalico porta dei tentacoli, in numero variabile a seconda delle specie.

Alimentazione

I pogonofori, così come le altre specie di Siboglinidae, hanno un modo molto particolare per nutrirsi, in quanto sono sprovvisti completamente di apparato digerente. Al suo posto, nel tronco si trova una struttura cava chiusa, chiamata trofosoma, che può essere considerata una trasformazione di intestino primitivo. Nelle cellule dell'epitelio del trofosoma sono contenuti numerosissimi batteri, racchiusi in cellule chiamate batteriociti, che in simbiosi contribuiscono alla nutrizione dell'animale. L'animale fornisce ai batteri l'ossigeno necessario all'ossidazione, e i batteri forniscono i composti organici. Certe specie legate a sorgenti idrotermali sottomarine conosciute come fumarole nere, come la Riftia pachyptila possono metabolizzare anche l'acido solfidrico, estremamente tossico per quasi tutti gli altri animali, grazie alla simbiosi mutualistica con batteri chemiosintetici.

Tassonomia

Questi animali furono considerati da vari studiosi come un phylum a sé per poi essere riclassificati come parte della famiglia di anellidi Siboglinidae insieme a Vestimentifera e Osedax[2][1].

Note

  1. ^ a b c (EN) Ana Hilário, María Capa, Thomas G. Dahlgren, et al., New perspectives on the ecology and evolution of siboglinid tubeworms, in PLOS One, vol. 6, n. 2, 14 febbraio 2011, pp. e16309, DOI:10.1371/journal.pone.0016309. URL consultato il 9 giugno 2025.
  2. ^ *Dorit R., Walker W., Barnes R. Zoologia, Zanichelli, 2001, pp. 687-688

Bibliografia

  • Dorit R., Walker W., Barnes R. Zoologia, Zanichelli, 2001

Collegamenti esterni