Schiavenza
La schiavenza o schiavanderia era un contratto agrario tra il proprietario di una azienda agricola ed un coltivatore, detto schiavandaro o schiavandario[1] il quale, a fronte della propria attività, veniva retribuito in parte in danaro e in parte in natura. Tale contratto fu in uso nelle campagne fino all'inizio del Novecento.
Descrizione
Il proprietario del fondo metteva a disposizione dello schiavandaro, oltre che il terreno e gli edifici aziendali, anche il bestiame e gli attrezzi necessari al lavoro agricolo. La retribuzione consisteva in una quota prefissata di alcuni dei prodotti del fondo quali legna da ardere, vino o olio, oltre ad una somma annuale in denaro.[2][3] Il contratto riguardava la sola persona fisica dello schiavandaro e non i membri della sua famiglia, che potevano essere impiegati dal proprietario solo a fronte di una retribuzione aggiuntiva. [2] Il rapporto contrattuale con il padrone del fondo veniva denominato schiavenza[4] o schiavanderia.[5]
Tale rapporto di lavoro, rispetto ad altre tipologie di contratto agricolo, era ritenuto di modesta efficacia in quanto non stimolava a sufficienza l'interesse del lavoratore per il buon andamento aziendale e il suo "attaccamento al proprietario ed alla proprietà".[6] Si trattava di un contratto giudicato quasi servile, in quanto vincolava il lavoratore in esclusiva ad una determinata proprietà agricola, il cui padrone aveva la facoltà di non pagarlo o di licenziarlo nel caso lo ritenesse inadempiente, causando in questo caso la perdita non solo del lavoro ma anche dell'abitazione.[7] Il trattamento economico e contrattuale sfavorevole tra l'altro fece sì che, nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, gli schiavandari si allontanassero dall'adesione all'ordine costituito sociale e religioso.[8]
La parola è ormai desueta, ma era conosciuta e riportata anche da scrittori come Giovanni Faldella[9] o Beppe Fenoglio, che nei suoi racconti cita in alcune occasioni le schiavenze.[10]
Note
- ^ Cesare Balbo, Storia d'Italia, vol. 2, Pomba, 1830, p. 367. URL consultato il 25 marzo 2025.
- ^ a b Teresio Plebano, Statistica del Mandamento di Baldichieri, Provincia d'Asti, Tipografia Pomba, 1832, pp. 49-49. URL consultato il 25 marzo 2025.
- ^ AA.VV., Annuario, Federazione italiana dei consorzi agrari, 1911, p. 55. URL consultato il 25 marzo 2025.
- ^ Goffredo Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, vol. 1-28, G. Maspero librajo e G. Marzorati tipografo, 1853, p. 27. URL consultato il 25 marzo 2025.
- ^ AA.VV., Annali di statistica, vol. 8, 1879, p. 130. URL consultato il 25 marzo 2025.
- ^ Rivista enciclopedica italiana, vol. 5, 1856, pp. 149-150. URL consultato il 25 marzo 2025.
- ^ Mattia Pesce, Memorie di guerra (PDF), in L'impegno, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, 2015. URL consultato il 27 marzo 2025.
- ^ AA.VV., Studi sull'agricoltura italiana società rurale e modernizzazione, Alberto De Bernardi, Pier Paolo D'Attorre (a cura di), vol. 29, Feltrinelli, 1994, p. 79. URL consultato il 26 marzo 2025.
- ^ Giovanni Faldella, Madonna di fuoco e Madonna di neve, in Gazzetta letteraria, Roux e Favale, 1887, p. 288. URL consultato il 25 marzo 2026.
- ^ Beppe Fenoglio, La malora e altri racconti, Einaudi, 1968, pp. 137, 140. URL consultato il 26 marzo 2026.