Squadrone volante
Lo Squadrone Volante è stato un gruppo di cardinali del Sacro Collegio della Chiesa cattolica romana, chiamato così per la mancanza di condizionamenti politici dei cardinali membri.[1]
Onomaturgia
Chiamato anche Fazione di Dio, Cantone Svizzero e Setta Libertina, attinse il suo nome principale dalla tattica militare dell'epoca: in essa si designava "squadrone volante" un gruppo di cavalleria di dimensioni variabili, impiegato per pattugliare le campagne, raccogliere notizie, esplorare i movimenti nemici, scortare le carovane, ecc.
L'estrema mobilità delle tecniche così usate, nell'impiego militare, fu all'origine della metonimia, adoperata anche per designare altre coalizioni di interesse nei secoli XVII e XVIII[2].
Storia
Esso tentò di influenzare l'esito di alcuni conclavi, riuscendo a far eleggere, fra le sue file, Fabio Chigi nel 1655[3] e Giulio Rospigliosi nel 1667.
Lo Squadrone Volante aveva l'appoggio di Cristina di Svezia, grazie al rapporto personale della regina col cardinale Decio Azzolino.[4]
Componenti
Tra i componenti del gruppo si segnalano: Ottavio Acquaviva, Giberto Borromeo, Lorenzo Imperiali, Pietro Vito Ottoboni, Francesco Albizzi, Luigi Omodei e Carlo Gualterio[5].
Note
- ^ Maria Antonietta Visceglia, Morte e elezione del papa. Norme, riti e conflitti. L’Età moderna, Viella, 2013, p. 368.
- ^ Riley, Patrick William Joseph (1978). The union of England and Scotland: a study in Anglo-Scottish politics of the eighteenth century. Manchester University Press ND. p. 143. ISBN 9780719007279: vi si tratta del gruppo di nobili presbiteriani moderati, così designato, che era guidato da John Ker, quinto conte di Roxburghe e da John Hay, secondo marchese di Tweeddale, che furono decisivi nell'approvazione dell'Act of Union con l'Inghilterra del 1707.
- ^ Gregorio Leti, Conclavi de' pontefici romani, quali si sono potuti trovare fin à questo giorno, Amsterdam, 1691, p. 550.
- ^ Visceglia, pag. 376.
- ^ Gianvittorio Signorotti (red.), Maria Antonietta Visceglia (red.): Court and Politics in Papal Rome, 1492-1700, Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-511-03636-1, s. 184, 201.