Federico Ubaldini
Federico Ubaldini (Siena, 1610 – Roma, 14 aprile 1657) è stato un letterato e biografo italiano. Importante uomo di lettere seicentesco, fu segretario del Collegio cardinalizio dal 1654 alla morte.
Biografia
Nacque nel 1610 a Siena, discendente della nobile famiglia Ubaldini e figlio di Ubaldino Ubaldini e Fulvia Segardi. Durante l'infanzia trascorse lunghi periodi di residenza a Urbania, dove la famiglia possedeva un palazzo, e Firenze, dove fece la conoscenza di Carlo Strozzi.[1]
Prima del 1628 aveva fatto la conoscenza del cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, che notando il suo talento letterario lo volle con sé a Roma per curare la sua personale biblioteca, in collaborazione con eruditi del tempo come Giovanni Battista Scanaroli, Luca Wadding e Leone Allacci. Rimase col cardinale fino al 1631, quando divenne canonico a Urbino, facilitato anche dal passaggio della città allo Stato della Chiesa dopo l'estinzione della famiglia Della Rovere.[1]
Proprio a Urbino Ubaldini concentrò la sua attività letteraria: entrato a far parte dell'Accademia degli Assorditi, ne fu segretario per alcuni mesi nel 1632, e qui cominciò a comporre le proprie opere, come un carme in latino in onore della madre defunta nel 1633 e Il Giordano, testo in cui difendeva l'eredità storico letteraria di Dante Alighieri, figura a cui cominciò ad appassionarsi.[1] Nel 1635 tornò a Roma dal cardinale Barberini, che gli commissionò poesie in lingua volgare; nel 1638 invece curò un'edizione unitaria della biografia e delle opere di papa Damaso I, edita in quell'anno e poi nuovamente a Parigi nel 1672. Sempre dietro incarico di Barberini, Ubaldini prese a ricercare la letteratura medievale, soprattutto quella in lingua provenzale antica e volgare.[1]
Attorno al 1640 il cardinale Barberini lo nominò proprio segretario personale, e come tale dovette spostarsi nel Nord Italia per seguire l'andamento della guerra di Castro ed effettuare periodici rapporti alla corte papale.[1] Nel 1642 pubblicò i manoscritti originali degli abbozzi di Francesco Petrarca; l'opera, notevole per l'accuratezza con cui riproduce gli originali appunti trecenteschi, è conservata nella Biblioteca apostolica vaticana come il codice Vaticano latino 3196. Nel 1643 conseguì il dottorato all'Università di Urbino.[1]
Poco dopo dovette consumarsi una rottura col cardinale Barberini, poiché nelle sue lettere all'alto prelato Ubaldini passa da toni amichevoli e confidenziali a discorsi spesso lamentosi e servili, come fosse divenuto persona non grata. A dimostrazione di ciò, si allontanò nuovamente da Roma, e tra il 1644 e il 1646 tornò ad abitare ad Urbania.[1] Fu probabilmente la separazione da Barberini ad esentarlo dall'esilio che papa Innocenzo X impose al cardinale dopo la morte di Urbano VIII; Ubaldini si affrettò quindi a cercare il favore del nuovo pontefice, potendo rientrare a Roma nel 1647.[1] Durante gli anni di residenza forzata ad Urbania e dopo il suo ritorno a Roma si concentrò su un'intensa attività biografica, redigendo opere sulla vita di numerose e variegate personalità, come alcuni suoi antenati (il cardinale Ottaviano Ubaldini, poi Bernardino della Carda, Cia Ubaldini e Giovanni Ubaldini) e il letterato Angelo Colocci.[1]
Federico Ubaldini trascorse gli ultimi anni tra Urbania e Roma, che non lasciò più dopo il 1653. Il 9 marzo 1654 fu nominato segretario del Collegio cardinalizio, mentre nel 1655 divenne accademico della Crusca. Morì nel 1657.[1]
Note
Altri progetti
Wikisource contiene una pagina dedicata a Federico Ubaldini
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 37043760 · ISNI (EN) 0000 0000 6124 0340 · SBN SBLV224719 · BAV 495/5501 · BNF (FR) cb12806929g (data) |
|---|