Minnie la candida
| Minnie la candida | |
|---|---|
| Commedia in tre atti | |
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| Autore | Massimo Bontempelli |
| Lingua originale | Italiano |
| Genere | commedia fantastica |
| Fonti letterarie | novella omonima (1924) |
| Ambientazione | terrazza a belvedere su una grande città immaginaria |
| Composto nel | 1926-1927[1] |
| Prima assoluta | dicembre 1928[1] Teatro di Torino (Compagnia Carola Zopegni, diretta da Pirandello-Sabbatini)[2] |
| Versioni successive | |
| allestimenti: Torino 1936, Roma 1942, Milano 1980-81, Roma 1989-90[2] | |
| Personaggi | |
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Minnie la candida è una commedia teatrale fantastica di Massimo Bontempelli rappresentata per la prima volta a Torino nel dicembre 1928 con la compagnia di Luigi Pirandello.[1][2]
Bontempelli trasse la commedia dalla propria novella omonima apparsa nel 1924, sviluppandone la forma scenica fra il 1926 e il 1927 su incoraggiamento di Pirandello.[4] Come altre opere di Bontempelli, contiene elementi fantascientifici.[5]
Pubblicata da Comoedia il 20 marzo 1928[6] e in volume da Mondadori nel 1929,[7] l'opera è considerata un punto chiave del realismo magico teatrale italiano[2] ed è stata citata come una delle storie più originali sulla figura del robot della letteratura italiana.[5]
Trama
Minnie, ragazza «candida» e visionaria, vive su una terrazza sovrastante una megalopoli dominata da luci pubblicitarie.[8] Scopre gradualmente che tutti intorno a lei — dallo zio Skagerrak all'amico Tirreno — sono «automati» mossi da una cieca logica industriale; Minnie rifiuta questo mondo artificiale e tenta di rigenerarlo con la sua innocenza, ma il suo gesto rimane simbolico, sospeso tra fiaba e incubo.
Riassunto per atti
Atto I
Nel tardo pomeriggio d'estate, sulla terrazza–belvedere sovrastante la città, Minnie dialoga con lo zio Skagerrak e con l'amico Tirreno: la ragazza confessa di vedere l'umanità ridotta a «macchine che camminano senza pensiero». Skagerrak rivela di voler sfruttare questa condizione per lanciare grandi insegne luminose che domineranno il cielo notturno; Minnie, turbata, giura di restare "candida" per opporsi all'artificio generale.[9]
Atto II
Alla luce dei riflettori cittadini, Skagerrak presenta l'invenzione, un generatore di immagini che trasforma i passanti in sagome pubblicitarie animate. Minnie tenta di far ragionare prima Tirreno, poi Adelaide e gli altri abitanti del palazzo; ma tutti, soggiogati dallo spettacolo, reagiscono come automi, ripetendo slogan commerciali. Durante la notte, Minnie lancia un appello alla luna chiedendo «silenzio e buio» per spezzare l'ipnosi collettiva.[9]
Atto III
All'alba le insegne collassano a causa di un corto circuito: la terrazza resta immersa nell'oscurità e gli "automati" si fermano. Skagerrak accusa Minnie di aver sabotato l'impianto; la ragazza però dimostra che la deflagrazione è nata dall'eccesso stesso di luce. Tirreno, rinsavito, decide di seguirla «oltre il parapetto», verso un mondo da reinventare; Skagerrak rimane solo fra rovine di vetro e cartone, mentre la città si risveglia senza più immagini né suoni.[9]
Personaggi
- Minnie
- Giovane protagonista candida e visionaria, motore dell'azione.[1]
- Skagerrak
- Inventore che ambisce a sfruttare le illusioni luminose della città.[9]
- Tirreno
- Amico di Minnie, inizialmente complice di Skagerrak, poi pentito.[9]
- Adelaide
- Confidente di Minnie; incarna la rassegnazione borghese.[9]
Critica
La commedia è descritta da Daniela Vitagliano come «favola grottesca» che denuncia l'artefatto della società moderna.[2] Secondo Germana Zappatore, Minnie anticipa figure femminili eccentriche e «fuori di chiave» nella scena italiana del primo Novecento.[8]
Bontempelli, incoraggiato dallo stesso Pirandello, trasformò una propria novella del 1924 in un testo scenico sospeso fra magia e ironia, con una dimensione onirica oscillante tra incubo e gioco.[4] L'opera è stata citata come una delle storie più originali sulla figura del robot della letteratura italiana.[5]
Adattamenti
Nel 1942 Riccardo Malipiero jr. trasse dal dramma un'opera in un atto, rappresentata il 22 novembre 1942 al Teatro Regio di Parma.[3]
Edizioni
- Minnie la candida (testo integrale), in Comoedia, 20 marzo 1928.
- Minnie la candida, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1929.
- Luigi Lunari (a cura di), Minnie la candida, Milano, Oscar Mondadori, 1980.
- Minnie la candida, Macerata, Liberilibri, 2005, ISBN 9788885140752.
Note
- ^ a b c d Scheda Zanichelli su Massimo Bontempelli e Minnie la candida (PDF), su online.scuola.zanichelli.it, 2011.
- ^ a b c d e Vitagliano 2017, p. 233 e 246
- ^ a b Musica. 'Minnie la candida' di Riccardo Malipiero jr. e 'Ariodante' di Nino Rota (ritaglio «Settegiorni», 28-11-1942), su Archivio digitale – Fondazione Giorgio Cini, Istituto per la Musica. URL consultato il 4 giugno 2025.
- ^ a b Billiani 2024
- ^ a b c Marrone, Puppa 2006, p. 1719
- ^ Minnie la candida, dramma in tre atti, in Comoedia, 20 marzo 1928.
- ^ Minnie la candida, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1929.
- ^ a b Germana Zappatore, Bontempelli, Minnie la candida e la folle denuncia della società industriale di inizio Novecento, su bonculture.it, 8 marzo 2019.
- ^ a b c d e f Copione integrale (Oscar Mondadori 1980) (PDF), su copioni.corrierespettacolo.it, p. 2.
Bibliografia
- (EN) Patricia Gaborik, Chapter 12 - Massimo Bontempelli, in Patricia Gaborik (a cura di), Pirandello in Context, Cambridge University Press, 2024, p. 95-102, DOI:10.1017/9781108339391.018.
- (EN) Gaetana Marrone e Paolo Puppa, Science Fiction, in Encyclopedia of Italian Literary Studies, Routledge, 2006, pp. 1717-1720, ISBN 978-1-135-45530-9.
- (FR) Daniela Vitagliano, Minnie, enfant candide sous la plume de Massimo Bontempelli, in Italies, vol. 21, 2017, pp. 231-250, DOI:10.4000/italies.5776.
- Germana Zappatore, Bontempelli, Minnie la candida e la folle denuncia della società industriale, su bonculture.it, 8 marzo 2019.
Collegamenti esterni
- (EN) Minnie la candida, su Goodreads.
- Copione integrale (Oscar Mondadori 1980) (PDF), su copioni.corrierespettacolo.it.
- Scheda Zanichelli su Massimo Bontempelli e Minnie la candida (PDF), su online.scuola.zanichelli.it, 2011.
