Pietro Piovani
Pietro Piovani (Napoli, 17 ottobre 1922 – Napoli, 13 agosto 1980) è stato un filosofo italiano.
Biografia
Pietro Piovani si laureò a Napoli dove ebbe per relatore Giuseppe Capograssi, filosofo di ispirazione cattolica. Tra il 1953 e il 1963 insegnò Filosofia del diritto in varie università d'Italia (Trieste, Firenze e Roma), e successivamente occupò via via le cattedre di Storia delle dottrine politiche, Storia della filosofia morale e di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Napoli Federico II, dove rimase fino alla propria morte, avvenuta nel 1980. Insignito di numerosi riconoscimenti accademici, fu socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei dal 1972.
Aderenze al nazi-fascismo
Figlio di 2 maestri elementari, educato al senso dell'appartenenza nazionale e cresciuto fino ai vent'anni sotto il fascismo, Pietro Piovani si formò a Napoli, dove, nella prima giovinezza (come invero molte altre future figure di spicco della vita culturale e civile italiana), prese anche parte alle attività del GUF cittadino e scrisse su alcuni fogli del regime.
Il partigiano combattente[1] ebreo[2][3][4] Alberto Defez (*Napoli, 17.06.1923; †Napoli, 28.12.2014), suo compagno di classe ginnasiale al Liceo Ginnasio Statale "Jacopo Sannazaro" di Napoli, lo cita nelle sue "Memorie"[5]:
«In questo contesto di notevole rilievo, l'unica nota stonatura costituita da un nostro collega di ginnasio, amico mio e di Giorgio Formiggini[6][7][8][9], quel Pietro Piovani, cui ho già fatto cenno, che scriveva articoli firmandoli con il suo nome e cognome ovvero con lo pseudonimo di "Pluvius". Il contenuto di questi articoli era atroce giungendo fino alla delazione.
Ricordo un articolo dove era scritto che un certo negozio in Napoli portava la denominazione di un "ariano", ma tale denominazione celava la vera proprietà che era di un ebreo, del quale riportava nome e cognome.
Piovani si definiva il "mistico del razzismo". Sia io che Giorgio Formiggini, che eravamo stati suoi compagni di classe dal 1º al 5º ginnasio, se lo incontravamo in un luogo pubblico temevamo di fornirgli un'occasione che gli suggerisse un articolo sul "IX maggio"[10][11] ove si segnalasse la presenza non gradita nei locali pubblici di ebrei. Ma ciò per fortuna non si verificò.
Dopo la liberazione Piovani fu inquisito dal Comitato per l'epurazione nel 1944 a Napoli. Tale Comitato era insediato in alcuni locali del Palazzo Reale. Ricordo che fui convocato per testimoniare di fronte ad un magistrato, il giudice Di Serafino[12] che conoscevo di vista, abitando egli al Vomero a Via Luca Giordano, nel mio quartiere. In tale occasione il professore Arangio Ruiz prese le difese di Piovani e credo che non vi fu alcun seguito all'inchiesta. Successivamente, dopo la liberazione, Pietro Piovani ebbe comunque una tale evoluzione che lo portò ad essere professore universitario ed un letterato di fama internazionale, tanto che dopo la sua morte al suo nome fu dedicata un'aula[13][14] nella Facoltà di Lettere dell'Università di Napoli.»
"Alberto Defez sceglie due figure di riferimento per spiegarci la complessa situazione di allora: il compagno di scuola, diventato un notissimo intellettuale nel dopoguerra, che scriveva sul giornale del GUF delle vere e proprie delazioni contro gli ex-amici che contravvenivano alle regole imposte dalla leggi razziali (abbiamo visto i tali al cinema...) e, per contrasto, l'ingegnere che lo assunse trasgredendo volutamente alle imposizioni del regime."[15][16][17][18][19]
Le poche annate della rivista "IX maggio" (1940-1943) / "Novemaggio" (1943), tra il giugno 1940 e il giugno 1943, erano dominate dal motivo della guerra rivoluzionaria, che trasmetteva ai giovani del Gruppo Universitario Fascista "Mussolini" di Napoli l'ansia di individuare una linea di marcia nella storia. Poiché il fascismo aveva sostituito, nelle parole scritte da Pietro Piovani: «agli immortali principi dello storicamente putrefatto individualismo e al giudaico internazionalismo» il concetto romano e fascista della suprema legge della salute pubblica, la guerra si presentava adesso «come proiezione, dalla teoria filosofica alla prassi storico-politica, dell'antipositivismo fascista opposto al positivismo borghese».(68)
«(68) P. Piovani, "Rivoluzione mondiale", Nove maggio, 4, 25 luglio 1940. Sulla medesima falsariga Id., "Immortalità dell'idea fascista", IX maggio, 5, 15 agosto 1940 (quando la rivista assumeva definitivamente questa nuova testata).»[20].
Con maggior vigore di Antonio Ghirelli, sulla rivista "IX maggio", Pietro Piovani riprendeva stralci di un articolo del gerarca nazista Joseph Goebbels per avvertire che:
«... il cameratesco contatto con il popolo germanico potrebbe insegnarci qualcosa nei confronti della lotta contro gli ebrei [...] Anche in Italia urgono contro i giudei provvedimenti difensivi, idonei alle esigenze del momento. Altrimenti sarebbe lecito parlare di un [...] «pietismo nazionale».(74)»
«(74) Pluvius, "Nostro antisemitismo", IX maggio, 3, 15 dicembre 1941. Qualche mese prima il medesimo Pluvius notava con rammarico come si fosse lasciato cadere il saggio suggerimento di Interlandi di chiudere tutti gli ebrei in campi di concentramento ("Mimetismo di Israele", 19, 15 agosto 1941)»[21].
Scriveva, inoltre:
- "Novus Ordo", pubblicato in "Gerarchia", Anno XX, n° 10, ottobre 1941, Tipografia Il Popolo d'Italia, Pag. 518[22];
- "Funzione educativa del Fascismo", pubblicato in "Politica Nuova", Roma, 1-15 novembre 1941, Pag. 526[23][24][25];
- "Francia in attesa", pubblicato in "Politica Nuova", Roma, 1-15 dicembre 1941, Pag. 594[26];
- "Moralità della guerra totale", in cui scrive: "Questa moralità (della guerra) è vigorosamente affermata da Pietro Piovani in "Libro e Moschetto" del 27 marzo (n.d.r.: 1943) n° 22, contro le troppe e troppo alte condanne dello sfacelo materiale e morale del mondo, che deriverebbe dalla lotta armata. «Nessun clima - dice Piovani - è più morale di questo in cui viviamo, che impegna totalitariamente le energie degli uomini ed abilisce ogni disparità di fronte al pericolo.»"[27];
- "Roma e Tirana", pubblicato in "Gerarchia", Anno XXI, n° 9, settembre 1942, Tipografia Il Popolo d'Italia, Pagg. 371-373, e riferendosi alla partecipazione emotiva degli italiani al conflitto con la Grecia: «Questo modo di sentire e di interpretare gli eventi deve essere posto in luce perché esso indica che un ventennio di regime fascista è riuscito a dare agli Italiani almeno quel senso di preoccupazione della tutela e della difesa dei propri interessi, che è il presupposto indispensabile per la formazione di un'autentica e completa coscienza imperiale.»;
- "La filosofia delle equazioni", pubblicato in "La difesa della razza. Scienza, documentazione, polemica", Anno XIX, 1940, Pag. 43;
- in occasione del Ventennale della Marcia su Roma e del compiersi della Rivoluzione Fascista, il 28 ottobre 1942 scriveva su "IX maggio - Quindicinale del GUF e dell'Ateneo di Napoli" Anno III, n° 22-23-24-25, del 28 ottobre 1942: «Uno di quelli che potrebbero mussolinianamente chiamarsi «tempi della rivoluzione» si è concluso; un altro incomincia. Proprio perché permeati di questo 'senso di continuità' noi guardiamo all'anniversario non come ad un punto di arrivo, ma come ad un piuolo d'una scala che mena alla riconoscenza storica della Patria.»[28].
La ricerca filosofica
La sua originale ricerca filosofica ebbe avvio all'indomani immediato della tragica conclusione della seconda guerra mondiale e di ciò portò i segni anche nell'elaborazione della propria caratterizzazione etico-politica, presto approdata alle ragioni del liberalismo democratico[29]. Dinanzi alla drammatica conclusione dell'esito volontaristico dell'attualismo, la necessità di ripensare il "modello" idealistico della "nuova Italia" lo indusse ad un'intensa riflessione sul significato e sul valore dell'individuo nel suo farsi persona, che lo impegnò per tutta la vita, troncata dalla malattia a soli 58 anni.
Autore di molti volumi (se ne conteranno più di 20 al termine della sua carriera di scrittore), che spaziano dalla filosofia del diritto al pensiero filosofico italiano, soprattutto a quello meridionale, ricoprì incarichi nelle più importanti accademie italiane; fu direttore, insieme a Eustachio Paolo Lamanna, della "Collana di Filosofia" delle Edizioni Morano di Napoli, fondatore, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, del "Centro di Studi Vichiani" e tra i fondatori nel 1975 dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli[30]. Al suo pensiero e alla sua "scuola" sono dedicati numerosi scritti. La "Fondazione P. Piovani per gli studi vichiani" ne custodisce la biblioteca e gli archivi.
Pensiero filosofico
Il pensiero di Pietro Piovani è stato definito da uno dei suoi più importanti allievi, Fulvio Tessitore, «una fenomenologia dell'individuale». Per il pensatore napoletano l'individuo non è concepito come un'entità chiusa ed egoistica tendente all'assolutizzazione ma, al contrario, accettando egli la sua natura di vivente limitato, afferma sé stesso nella responsabilità della propria azione. Nella formazione del pensiero di Piovani concorrono elementi esistenzialistici (con particolare simpatia per Jaspers), coniugati con motivi rosminiani, a loro volta filtrati attraverso Capograssi, il quale pose Piovani di fronte al grande tema dell’analisi dell’esperienza comune. Di ciò è documento la prima monografia Normatività e società (1949), che utilizza anche temi della prima Azione blondeliana. La sua filosofia, seppur laica, ravvisa di presenze cristiane. In lui, oltre agli interessi per pensatori cattolici come John Henry Newman e Maurice Blondel, si può notare, soprattutto nelle sue ultime due opere, Principi di una filosofia della morale e Oggettivazione etica e assenzialismo, come riprende, secolarizzandoli, i temi esistenzialisti della filosofia di Agostino d'Ippona e di Blaise Pascal. Ossessionato dalla figura di Cristo, non riesce a comprendere la Risurrezione di Gesù. Si sofferma di più sul Getsemani, il quale per lui è simbolo dell'angoscia umana nella fase più critica dell'assenzialismo.
La necessità di fondare la persona grazie a un criterio o norma, che è la ragione dell’agire e del pensare (la logica della vita morale), fa scoprire il tema di fondo della più matura filosofia morale piovaniana: il soggetto è un «volente non volutosi»[31], vale a dire che il soggetto, per quanto approfondisca il proprio essere che è il suo esistere, deve arrestarsi dinanzi alla constatazione di essere dato, di non essersi voluto. L’«alternativa esistenziale»[32] dell’accettazione della vita ne riscatta, con la volontà di essere a fronte della possibilità contraddittoria del suicidio, l’originaria datità. Ma questa accettazione, che è la sola possibile fondazione della vita morale, rifiuta ogni «ostinazione singolaristica» e comporta che la vita è vita di relazione, dove questa non è conquista ma condizione consustanziale del soggetto che si accetta e dunque accetta l’altro, a iniziare dalla propria alterità rispetto a se stesso.
L’essenziale «instaurazione personalitaria»[33] consente la fondazione del diritto e della morale: entrambe formazioni storiche, fondate dinamicamente in quanto capaci di comprendere ogni forma in cui si sostanzi l’attivo desiderio dell’uomo di soddisfare l’insaziabile bisogno di valori, anch'essi costruiti dalla scelta esistenziale dei soggetti storici. In base a tale considerazione Piovani sostiene che l'essere umano non possa fare affidamento su alcun tipo di fondamento poiché, essendo un essere limitato e storico, è di fatto costretto a fondare continuamente i suoi punti di riferimento.
A questo proposito assumono appunto un ruolo primario i valori, considerati non come assoluti ed eterni bensì prodotto della specificità individuale. Del resto proprio i valori esaltano la responsabilità dell'azione degli individui, che, altrimenti, verrebbe mortificata nel riferimento obbligato a qualcosa di assoluto. Si può dunque parlare, in Piovani, di un pluralismo etico che non significa relativismo ma relatività e, dunque, rispetto. Una posizione quest'ultima che sembra chiaramente riprendere il pensiero di Kant e, in particolare, il tema dell'agonismo etico. Per il ricorrere di questi temi, l’originale filosofia di Piovani può riassumersi nella formula tra «esistenzialismo ripensato e storicismo rinnovato»[34].
Opere principali
- Normatività e società, Napoli, Jovene, 1949.
- Il significato del principio di effettività, Milano, Giuffre, 1953.
- Morte (e trasfigurazione?) dell'Università, Napoli, Guida, 1969 (II ed. Napoli, Guida, 2000, ISBN 88-7188-390-X).
- La teodicea sociale di Rosmini, Padova, Cedam, 1956; II ed. Brescia, Morcelliana, 1997, ISBN 88-372-1621-1.
- Linee di una filosofia del diritto, Padova, CEDAM, 1958; II ed. riveduta 1964; III ed. 1968.
- Giusnaturalismo ed etica moderna, Bari, Laterza, 1961; II ed. Napoli, Liguori, 2000, ISBN 88-207-3094-4.
- Filosofia e storia delle idee, Bari, Laterza, 1965; ed. anastatica Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2010, ISBN 9788863722796.
- Conoscenza storica e coscienza morale, Napoli, Morano, 1966; II ed. 1972.
- Principi di una filosofia della morale, Napoli, Morano, 1972; II ed. 1989.
- Oggettivazione etica e assenzialismo, a cura di F. Tessitore, Napoli, Morano, 1981; II ed. Brescia, Morcelliana, 2010 , ISBN 88-372-2398-6.
- La filosofia nuova di Vico, a cura di F. Tessitore, Napoli, Morano, 1990.
- Per una filosofia della morale, a cura di F. Tessitore, Milano, Bompiani (Il pensiero Occidentale), 2010, ISBN 8845265935.
Onorificenze
Note
- ^ Voce: "Alberto De Fez", in "I PARTIGIANI D'ITALIA - Lo schedario delle commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza"
- ^ Voce: "Alberto De Fez", in "Resistenti ebrei d'Italia" della "Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC)"
- ^ Voce: "Defez, Alberto", in "Digital Library" della "Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC)"
- ^ "Defez, memorie di un combattente", in "Pagine Ebraiche / Moked" - Giornale dell'ebraismo italiano" dell'"Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI)", 04.02.2020
- ^ Alberto Defez, a cura di Suzana Glavaš, Raccolta di Memorie - Memorie di Alberto Defez, Memorie di Bruno Herrmann, Collana "Testimonianze Dirette", La Mongolfiera Editrice, Doria di Cassano allo Ionio (CS), 2019, ISBN 9788896254028, Pag. 44.
- ^ Giorgio Formìggini era un giovane napoletano di origine ebraica, frequentò la Classe Speciale Ebraica della Scuola Elementare "Luigi Vanvitelli" di Napoli, e decisa vocazione antifascista. Dopo l'entrata in vigore in Italia delle leggi razziali fu costretto ad abbandonare la scuola e cominciò a dedicarsi a tempo pieno al suo impegno politico. Rimase nel Comando Militare Regionale del Lazio dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) fino alla liberazione della città e divenne in seguito un fedele e promettente "rivoluzionario professionale", ovvero un funzionario della Federazione Comunista Napoletana, dove passò da una posizione trotzkista a una ferma scelta stalinista. Nel 1956, dopo essere stato isolato all'interno del Partito Comunista Italiano in quanto "stalinista", abbandonò la causa per cui si era battuto e cominciò a insegnare cancellando il suo passato e vivendo con il solo ricordo. (Aldo De Jaco, "Fine di un gappista. Giorgio Formiggini e lo stalinismo partenopeo", Marsilio Editori S.p.A., Venezia, 1999, ISBN 8831770098, ISBN 9788831770095).
- ^ Maria Teresa Regard, "Autobiografia 1924-2000. Testimonianze e ricordi", Collana "L'Annale Irsifar. Testimonianze e ricordi. Storia contemporanea dell'Istituto Romano per la Storia d'Italia dal Fascismo alla Resistenza", FrancoAngeli Edizioni, Milano, 2010, ISBN 8856821486, ISBN 9788856821482.
- ^ Piero Calamandrei, Alessandro Casellato, Franco Calamandrei, "Una famiglia in guerra. Lettere e scritti (1939-1956)", Gius. Laterza & Figli S.p.A., Bari, 2014, ISBN 8858112822, ISBN 9788858112823.
- ^ Il diploma di Medaglia Garibaldina di Giorgio Formiggini.
- ^ Quindicinale del Gruppo Universitario Fascista "Mussolini" di Napoli.
- ^ Il 9 maggio 1936 il Regno d'Italia annette formalmente l'Impero d'Etiopia, dopo averne presa la capitale Addis Abeba il 5 maggio, e Vittorio Emanuele III viene proclamato Imperatore d'Etiopia.
- ^ Marcello di Serafino, nato a Napoli il 25 marzo 1920; già dal 1940 è Avventizio di Segreteria della Regia Università degli Studi di Napoli; con Decreto Ministeriale del 20 aprile 1945 è 7º su 390 partecipanti nel concorso per titoli a 250 posti di Ufficiali Volontari di Pubblica Sicurezza (Gruppo A), bandito con D.M. dell'8 settembre 1944 ed assegnato alla sede di Milano; nel 1945/1946 fu Assistente Volontario alla Cattedra di Filosofia del Diritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Regia Università degli Studi di Napoli, il 31 dicembre 1946 fu assunto in servizio nell'Amministrazione Giudiziaria; nel 1949 fu Pubblico Ministero al Tribunale di Tortona (AL); nel 1954 come Pretore di Valenza (AL) prese parte ai processi dell'Eccidio di Cadibona; dal 30 ottobre 1953, partendo da Giudice arrivò ad essere Presidente del Tribunale di Alessandria; dal 3 dicembre 1975 egli fu il Presidente della Corte nel processo contro il brigatista Massimo Maraschi, nell'ambito del sequestro di Vittorio Vallarino Gancia e la successiva uccisione di Mara Cagol.
- ^ L'Aula Magna "Pietro Piovani", da 130 posti, del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II" è ubicata alla Scala C al 3º Piano nel Complesso Universitario di San Pietro Martire di Via Porta di Massa, 1 – 80133 Napoli (NA) e si raggiunge tramite il ballatoio al quale si accede o attraverso la Scala D, 1º Piano, oppure tramite la Scala C, 2º Piano Ammezzato (si deve salire una piccola rampa di scale per accedere al ballatoio).
- ^ Un'altra Aula Universitaria fu intitolata a Pietro Piovani; essa si trovava al 1º Piano dell'Edificio C, nei locali dell'ex Facoltà di Lettere e Filosofia, oggi utilizzati dal Laboratorio Filosofico-Giuridico e Filosofico-Politico "Hans Kelsen", presso il DSG - Dipartimento di Scienze Giuridiche della Scuola di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Salerno, al Campus Universitario di Fisciano in Via Giovanni Paolo II, 132 - 84084 Fisciano (SA). Con Delibera del Consiglio della Facoltà di Giurisprudenza del 18/07/2011 si è deciso di reintitolare l'"Aula Pietro Piovani" con la nuova denominazione di "Aula Prof. Alfonso Catania".
- ^ Mario Avagliano, Marco Palmieri, "Di pura razza italiana. L'Italia «ariana» di fronte alle leggi razziali", Baldini & Castoldi, Milano, 2013, ISBN 8868656213, ISBN 9788868656218, Pag. 154.
- ^ Gabriella Gribaudi, "Guerra, catastrofi e memorie del territorio", Enciclopedia Treccani, Roma 2015.
- ^ Gabriella Gribaudi, "Le leggi razziali a Napoli", in Giancarlo Lacerenza e Rossana Spadaccini (a cura di), "Atti delle Giornate di Studio per i settant'anni delle Leggi Razziali in Italia - Napoli, Università "L'Orientale" - Archivio di Stato - 17 e 25 Novembre 2008", Collana "AdSE - Archivio di Studi Ebraici" n° I, Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" - Centro di Studi Ebraici, UniOrPress, Napoli, 2020, ISSN 2035-6528, ISBN 978-88-6719-020-1, Pag. 165.
- ^ Gabriella Gribaudi, "La memoria, i traumi, la storia. La guerra e le catastrofi nel Novecento, Viella Libreria Editrice, Roma, 2020, ISBN 8833134377, ISBN 9788833134376, Pag. 73.
- ^ Gabriella Gribaudi, "Memoria, storie di ebrei a Napoli. Il bravo cittadino filosemita e solidale si contrapponeva al fascista infido e obbediente al regime", in Corriere del Mezzogiorno, Napoli, 27 gennaio 2023.
- ^ Paolo Varvaro, "L'ideologia della razza nel fascismo", in Giancarlo Lacerenza e Rossana Spadaccini (a cura di), "Atti delle Giornate di Studio per i settant'anni delle Leggi Razziali in Italia - Napoli, Università "L'Orientale" - Archivio di Stato - 17 e 25 Novembre 2008", Collana "AdSE - Archivio di Studi Ebraici" n° I, Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" - Centro di Studi Ebraici, UniOrPress, Napoli, 2020, ISSN 2035-6528, ISBN 978-88-6719-020-1, Pag. 90 e successiva Nota n° 68.
- ^ Paolo Varvaro, "L'ideologia della razza nel fascismo", Pag. 91 e successiva Nota n° 74.
- ^ "Dottrina Fascista", 1941, Pag. 174.
- ^ "Dottrina Fascista", 1941, Pag. 172.
- ^ Bollettino del Regio Ministero degli Affari Esteri, n° 11, Novembre 1941, Pag. 1117.
- ^ "Problemi della gioventù - Rassegna quindicinale della stampa italiana ed estera", Comando Generale della Gioventù Italiana del Littorio, Roma, 1941, Pag. 101.
- ^ "Dottrina Fascista", 1941, Pag. 246.
- ^ Critica fascista - Rivista quindicinale del fascismo diretta da Giuseppe Bottai", 1942, Pag. 156.
- ^ Ugo Piscopo, "Giovinezza in coturno - Il teatro i giovani lo Stato fra le due guerre. Con un'Appendice da "IX maggio"", Collana "Biblioteca di Sinestesie" n° 43, Edizione I, Associazione Culturale Internazionale - Edizioni Sinestesie, Avellino, 2016, ISBN 978-88-99541-21-7, Pag. 310.
- ^ P. Piovani, Evoluzione liberale, in Biblioteca della libertà, n. 12, 1968, pp. 49-59.
- ^ Redazione, Chi siamo, su iisf.it. URL consultato il 1º giugno 2021.
- ^ P. Piovani, Principi di una filosofia della morale, cap. I.
- ^ P. Piovani, Principi di una filosofia della morale, cap. II.
- ^ P. Piovani, Principi di una filosofia della morale, cap. IV.
- ^ F. Tessitore, PIOVANI, Pietro, in Enciclopedia filosofica di Gallarate, Bompiani, Milano, 2006, pp. 8645-8646.
- ^ https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/7128
Bibliografia
- Fulvio Tessitore, Tra esistenzialismo e storicismo: la filosofia morale di Pietro Piovani, Napoli, Morano, 1974.
- Fulvio Tessitore, Pietro Piovani, Napoli, Società nazionale di scienze lettere e arti, 1982.
- Domenico Jervolino, Logica del concreto ed ermeneutica della vita morale. Newman, Blondel, Piovani, Napoli, Morano, 1994.
- Giuseppe Acocella, Idee per un'etica sociale. Note in margine al pensiero di Pietro Piovani, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1997. ISBN 88-7284-533-5.
- Paolo Amodio (a cura di), Bibliografia degli scritti su Pietro Piovani, 1948-2000, Napoli, Liguori, 2000. ISBN 88-207-3099-5.
- Giuseppe Lissa, Anti-ontologismo e fondazione etica in Pietro Piovani, Napoli, Giannini, 2001. ISBN 978-88-7431-023-4.
- Anna Maria Nieddu, Normatività soggettività storicità: saggio sulla filosofia della morale di Pietro Piovani, Napoli, Loffredo, 2001. ISBN 88-8096-823-8.
- Anna Maria Nieddu (a cura di), Incontri blondellani. Volontà, norma, azione in Maurice Blondel e in Pietro Piovani, Cagliari, Editore AV, 2005. ISBN 88-8374-030-0.
- Adamo Perrucci, L'etica della responsabilità. Saggio su Pietro Piovani, Napoli, Liguori, 2007. ISBN 88-207-4086-9.
- Giovanni Morrone, La scuola napoletana di Pietro Piovani: lettura critica e informazione bibliografica, Roma : Edizioni di Storia e Letteratura, 2015 (Sussidi eruditi 94)
- Fulvio Tessitore, La filosofia morale di Giuseppe Capograssi e Pietro Piovani, a cura di Mattia Papa, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2022.
Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Pietro Piovani
Collegamenti esterni
- Piovani, Pietro, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Marco M. Olivetti, PIOVANI, Pietro, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979.
- Piovani, Pietro, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
- Pietro Piovani, su accademiadellescienze.it, Accademia delle Scienze di Torino.
- La voce «Etica» compilata da Pietro Piovani, in Enciclopedia del Novecento, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1977.
- Sito web del Centro di Studi Vichiani del Cnr di Napoli Archiviato il 16 novembre 2017 in Internet Archive.
- La lezione etica più che mai attuale di Pietro Piovani, di Fulvio Tessitore, Il Messaggero, 22 giugno 2000.
- Pietro Piovani, di Fulvio Tessitore, Napoli, 1982.
- Sito web della Fondazione P. Piovani per gli studi vichiani.
- Ebook dello Invito a Vico di P. Piovani, edizioni Ispf-Cnr, 2018, in accesso libero.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 51701873 · ISNI (EN) 0000 0000 8129 7694 · SBN CFIV094150 · BAV 495/201486 · LCCN (EN) n78096013 · GND (DE) 12074001X · BNF (FR) cb120183817 (data) · J9U (EN, HE) 987007274983105171 · CONOR.SI (SL) 97571939 |
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