Vladimir Konstantinovič Bukovskij

Vladimir Konstantinovič Bukovskij, noto nei paesi anglosassoni come Vladimir Bukovsky (in russo Влади́мир Константи́нович Буко́вский; Belebej, 30 dicembre 1942 – Cambridge, 27 ottobre 2019), è stato uno scrittore e attivista sovietico naturalizzato britannico, in seguito con cittadinanza russa, oppositore del governo dell'URSS, noto soprattutto per la sua militanza politica anticomunista e anti-totalitaria.
Fu tra i più celebri prigionieri politici ad essere rinchiuso negli psichuška, la rete di ospedali psichiatrici istituiti dal governo dove venivano internati i dissidenti sovietici durante il programma di psichiatria punitiva, e di cui svelò al mondo gli orrori tramite i suoi libri, come Aleksandr Solženicyn aveva fatto con i gulag. In totale ha trascorso dodici anni tra prigioni, campi di lavoro ed ospedali psichiatrici, a causa della sua opposizione e delle sue denunce, accusato di "agitazione e propaganda antisovietica" (articolo 58.10 e 70.1 del codice penale) e "diffusione di calunnie deliberate e infondate che screditavano il sistema statale e sociale sovietico" (articolo 190.1).[1]
Bukovskij era anche un biologo neurofisiologo, e ha pubblicato diversi articoli scientifici.[2]
Criticò anche Mikhail Gorbačëv e Boris El'cin per la mancata decomunistizzazione e lustrazione. Membro del partito Solidarnost e di idee liberali, liberal-conservatrici e libertariane, filo-occidentale ma euroscettico, nel 2007 Bukovskij affermò di voler tornare a vivere stabilmente in Russia e sfidare il regime autoritario di Vladimir Putin e il suo candidato Dmitrij Medvedev alle elezioni presidenziali del 2008, ma la sua candidatura fu bocciata e il progetto non ebbe seguito.
Nel 2015, in procinto di testimoniare contro Putin nel caso dell'avvelenamento di Aleksandr Val'terovič Litvinenko perpetrato a Londra dal FSB, i servizi segreti della Federazione Russa, fu incriminato nel Regno Unito con l'accusa, da lui[3] attribuita ai servizi segreti russi stessi, di possesso di materiale pedopornografico ma è morto prima della fine del processo. Le prime analisi scientifiche sul computer non trovarono attività di hacker, ma secondo un libro del giornalista investigativo Bill Gertz, si sarebbe trattato di un'azione di disinformazione e diffamazione perpetrata da un hacker russo. Anche la pubblica accusa convenne su questa possibilità. Il tribunale ha bloccato il processo per l'impossibilità di Bukovskij di testimoniare e difendersi. Pochi anni dopo è deceduto a Cambridge.
Biografia
Bukovskij nacque in Baschiria da una famiglia evacuata da Mosca durante la seconda guerra mondiale. Divenne anticomunista dopo aver ascoltato il discorso di Nikita Kruscev al XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica che sancì la destalinizzazione (1956), reso pubblico l'anno dopo. Nel 1959 fu espulso dalla scuola di Mosca che frequentava per aver fondato una rivista non autorizzata ed esserne divenuto il direttore.
Attivismo ed arresti
Dal giugno 1963 al febbraio 1964, Bukovskij è stato detenuto (articolo 70-1 del codice penale sovietico) in una psichuška per aver organizzato incontri di poesia nel centro di Mosca presso il monumento a Vladimir Majakovskij. Nel gennaio 1967 è stato arrestato per aver organizzato manifestazioni in difesa di Aleksandr Ginzburg, Jurij Galanskov ed altri dissidenti (articolo 190-1, tre anni di reclusione); fu rilasciato nel gennaio 1970.

Nel 1971 Bukovskij riuscì a far giungere in Occidente un documento di oltre 150 pagine che descriveva gli abusi commessi negli istituti psichiatrici sovietici nei contronti di dissidenti politici. L'informativa ebbe grande eco negli ambienti degli attivisti per i diritti umani in tutto il mondo (incluso l'URSS) e per questo fu arrestato nuovamente nel gennaio 1972 con l'accusa di aver avuto contatti con giornalisti stranieri e per possesso e diffusione di samizdat (articolo 70-1, sette anni di prigionia più cinque di esilio). Insieme con un compagno di prigionia, lo psichiatra Semën Gluzman, redasse un Manuale di psichiatria per dissidenti per aiutare altri dissidenti a combattere gli abusi delle autorità. Rinchiuso a Lefortovo, cominciò uno sciopero della fame e fu costretto ad alimentazione forzata con sondino nasogastrico per 12 giorni.[4] Per Bukovskij intervenne anche lo scrittore Vladimir Nabokov che lo definì "uomo coraggioso e prezioso" in una lettera del 1974 al direttore di The Observer. Nabokov scrisse: "L'eroico discorso di Bukovskij alla corte in difesa della libertà e i suoi cinque anni di martirio in un'abietta prigione psichiatrica saranno ricordati a lungo anche dopo che i torturatori che ha sfidato saranno morti".
Deportazione ed esilio

Il destino di Bukovskij e di altri prigionieri politici sovietici, portato ripetutamente all'attenzione da attivisti per i diritti umani e diplomatici occidentali, fu causa di imbarazzo ed irritazione per le autorità. Bukovskij in prigione era molto dimagrito e aveva sviluppato problemi di salute che lo avrebbero accompagnato tutta la vita. Il 18 dicembre 1976, mentre era in prigione, Bukovskij beneficiò di un accordo di scambio di prigionieri politici (frutto di una forte mediazione internazionale), fra il regime cileno di Augusto Pinochet e URSS che portò alla contestuale liberazione del segretario Partito Comunista del Cile Luis Corvalán, incarcerato per la sua attività politica e atti di sabotaggio. Pinochet venne inizialmente contattato per lettera da una corrispondente di Bukovskij, l'olandese Gertrudis Hartman, in seguito sua intima amica e compagna di vita. Corvalán non era stato processato né torturato a differenza di molti altri oppositori della dittatura militare, ma per il suo alto profilo era tenuto in condizioni buone (poteva ricevere ogni settimana alcuni giornalisti sovietici) e non avrebbe voluto andare in URSS, ma venne convinto dal suo partito.[5] Lo scambio avvenne a Zurigo e nel suo racconto autobiografico Il vento va, e poi ritorna, Bukovskij racconta come fu trasferito in Svizzera in manette, per essere "espulso" e poi consegnato ai britannici mentre Corvalán andò in esilio in Russia per poi tornare clandestinamente in Cile nel 1980. Sull'aereo era presente anche la madre di Bukovskij, che decise di seguire il figlio nell'esilio.[6][7] In seguito fu ricevuto anche dal presidente statunitense Jimmy Carter.
Nel Regno Unito
Dal 1976 Bukovskij ha vissuto a Cambridge, in Inghilterra, interessandosi di neuropsicologia e scrivendo. Ha conseguito un master in biologia ed ha scritto diversi libri e saggi politici, oltre che articoli sulla neurofisiologia. Oltre a criticare il regime sovietico, parlò spesso di quella che chiama la "creduloneria occidentale", cioè una mancanza di fermezza del liberalismo occidentale nei confronti degli abusi del comunismo. Nel 1983, insieme con Vladimir Maksimov ed Ėduard Kuznecov, ha fondato l'organizzazione anticomunista Resistenza internazionale (in russo: Интернационал сопротивления) della quale è stato eletto presidente.
Nel 1985, insieme con Albert Jolis, il dissidente cubano Armando Valladares, l'esponente del neoconservatorismo Jeane Kirkpatrick, Midge Decter e Jurij Jarym-Agaev, ha fondato la Fondazione americana per la resistenza internazionale (in inglese: American Foundation for Resistance International); la fondazione, alla quale più tardi aderirono anche Richard Perle e Martin Colman, divenne il centro di coordinamento per i movimenti di dissidenti e democratici che miravano a rovesciare il comunismo. Creò inoltre il Consiglio nazionale di supporto ai movimenti democratici (in inglese: National Council To Support The Democracy Movements) - noto anche come Consiglio nazionale per la democrazia (in inglese: National Council For Democracy) - che prestò aiuto per la instaurazione di stati di diritto basati su regole democratiche, nonché assistenza nella redazione delle costituzioni e nella realizzazione delle strutture civili. Ha avuto collaborazioni lavorative con i neocon Richard e Daniel Pipes.
Nel 1991 ottenne la cittadinanza britannica, oltre che la cittadinanza russa al posto di quella sovietica.[8]
Dopo il crollo dell'URSS

Nell'aprile 1991 Vladimir Bukovskij ha visitato Mosca per la prima volta dopo la sua prigionia ed esilio. Durante la campagna per le elezioni presidenziali del 1991 Boris El'cin considerò Bukovskij come un potenziale vice presidente insieme a Galina Starovojtova e Gennadij Burbulis, ma alla fine la sua scelta cadde su Aleksandr Ruckoj. Nel 1992, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il governo del presidente El'cin invitò Bukovskij a testimoniare nel processo in corso davanti alla Corte costituzionale russa per determinare se il PCUS fosse un'organizzazione fuorilegge.
Per preparare la sua testimonianza, Bukovskij richiese ed ottenne l'accesso ad un gran numero di documenti conservati negli archivi sovietici. Usando un piccolo scanner portatile ed un computer portatile riuscì a scannerizzare in segreto molti documenti (alcuni dei quali molto riservati), tra i quali anche rapporti del KGB al Comitato centrale, ed a farli giungere in segreto in Occidente.[9] Il processo, che nelle premesse doveva essere un altro Processo di Norimberga capace di dare l'avvio ad un processo di riconciliazione con il passato comunista (decomunistizzazione), fu per Bukovskij quasi una farsa. Bukovskij fu un sostenitore della completa epurazione (lustrazione). Egli dichiarò che:
Al contempo criticò la Chiesa ortodossa russa per essere asservita al governo.[11] Gli servirono due anni e l'aiuto di numerosi assistenti per ricomporre i documenti scansionati e pubblicarli. Il libro è stato pubblicato nell'originale inglese con il titolo Judgement in Moscow, ricalcando quello del famoso film Judgment at Nuremberg, che aveva impressionato Bukovskij durante l'adolescenza. L'opera ha attirato l'attenzione internazionale ed è stato tradotto in molte lingue. In italiano è stato pubblicato nel 1999 dall'editore Spirali con il titolo Gli archivi segreti di Mosca.
Nel 1992 un gruppo di deputati liberali del Consiglio della città di Mosca offrì a Bukovskij la candidatura per le elezioni come nuovo sindaco della città all'indomani delle dimissioni di Gavriil Popov. Bukovskij rifiutò. Nel 1993, in seguito alla crisi costituzionale tra Eltsin e Ruckoj, il presidente utilizzò l'esercito che fece centinaia di morti, e Ruckoj venne rimosso.
All'inizio del 1996 un gruppo di professori universitari, giornalisti ed intellettuali moscoviti suggerì che Bukovskij avrebbe dovuto concorrere per la carica di presidente russo, da candidato alternativo sia al presidente uscente Boris El'cin, sia al suo avversario (il comunista Gennadij Zjuganov). Non fu inoltrata alcuna nomina formale. Comunque Bukovskij non avrebbe potuto partecipare alla corsa presidenziale, in quanto la Costituzione russa sancisce che un candidato alla carica di presidente deve aver vissuto nello Stato nei dieci anni precedenti le elezioni. Nel 1994 aveva tentato di rinunciare alla cittadinanza russa.
Fondazione dei CpL e attività politiche
Nel 1997, con il suo appoggio, nacquero i Comitati per le libertà (in latino: Comitatus pro Libertatibus), un movimento internazionale a base federale che si batte per difendere e diffondere la cultura delle libertà del quale è eletto presidente generale il 29 gennaio 2000 all'Assemblea Generale di Firenze. Nel 1994 Bukovskij usò parole durissime contro gli eredi del Partito Comunista Italiano:
Nel 2002 Boris Nemcov, deputato della Duma e leader dell'Unione delle Forze di Destra, fece visita a Bukovskij a Cambridge per discutere la strategia dell'opposizione russa. Bukovskij disse a Nemcov che, secondo lui, era essenziale che i liberali russi adottassero una posizione inflessibile nei confronti del presidente Vladimir Putin, il cui governo considerava autoritario. Nel gennaio 2004, insieme a Garry Kasparov, Boris Nemtsov, Vladimir Kara-Murza e altri, Bukovskij fondò la Committee 2008, una "organizzazione ombrello" dell'opposizione russa democratica, il cui scopo era di assicurare libere ed oneste elezioni presidenziali nel 2008.
Bukovskij aderì a Solidarnost, gruppo politico liberale russo che ha annoverato altre figure importanti come Oleg Orlov di Memorial.
Nel 2005 Bukovskij partecipò, con altri come Elena Bonner (vedova di Andrej Sacharov), ad "Hanno scelto la libertà" (in russo: "Они выбирали свободу"),[12] un documentario di Vladimir Kara-Murza in quattro parti sul movimento di dissidenza sovietico. Nello stesso anno, in occasione delle rivelazioni sui prigionieri a Guantanamo, Abu Ghraib e le altre prigioni segrete della CIA, Bukovskij criticò la razionalizzazione della tortura e attaccò George W. Bush, facendo un paragone con i torturatori sovietici.[4]
Precedentemente aveva paragonato la minaccia del terrorismo islamico a quella del comunismo.[10] Vladimir Bukovskij era membro del consiglio d'amministrazione del Fondo per la riconoscenza (in inglese: Gratitude Fund), e membro del consiglio internazionale della Fondazione per i diritti umani (in inglese: Human Rights Foundation) di New York. Nel Regno Unito era vicepresidente dell'Associazione per la libertà (in inglese: The Freedom Association - TFA) e patrono del Partito per l'Indipendenza del Regno Unito (in inglese: United Kingdom Independence Party - UKIP) partito di destra antieuropeista. Alienandosi alcune simpatie, Bukovskij tracciò infatti alcuni paralleli tra l'Unione Sovietica e l'Unione europea, riprendendo il pensiero della leader dei conservatori britannici Margaret Thatcher (sua amica, come Ronald Reagan); ha fatto riferimento a documenti riservati provenienti da archivi segreti sovietici che gli fu permesso di leggere nel 1992. Questi documenti confermano secondo lui l'esistenza di una "cospirazione" per trasformare l'Unione Europea in un'organizzazione socialista, a partire dal progetto lanciato da Mikhail Gorbačëv della "Casa comune europea" nel 1987. Bukovskij sosteneva che Gorbačëv non potesse avere il merito del crollo del comunismo, perché lo voleva solo trasformare né voleva porre fine all'impero sovietico.
Denunciò quindi i rapporti tra UE e URSS/Russia, il politicamente corretto e depositò una memoria difensiva in favore di Julian Assange.[13][14][15] Allo stesso tempo sostenne movimenti sovranisti, e affermò che l'Unione europea era talvolta troppo ostile alla Russia. Negli anni seguenti sarebbe stata la stessa Russia di Putin a sostenere tali movimenti, come quello di Viktor Orban in Ungheria, già amico di Bukovskij. Durante gli anni iniziali del suo governo, Orban non sosteneva ancora la democrazia illiberale, professando un anticomunismo democratico. Inaugurò il celebre Memoriale Gloria Victis a tutte le vittime del comunismo. Sull'Unione Europea Bukovskij disse che
Bukovskij è stato inoltre un sostenitore del governo di Israele guidato dal Likud.
Memento Gulag
Sin dalla sua elezione a presidente dei Comitati per le libertà, Bukovskij si impegnò assieme allo scrittore e giornalista Dario Fertilio e allo storico Stéphane Courtois per la celebrazione annuale di una giornata di commemorazione delle vittime dei Gulag, denominata Memento Gulag. Venne scelta come data il 7 novembre, ricorrenza dell'inizio la Rivoluzione d'ottobre nel calendario gregoriano.
Le celebrazioni annuali si sono svolte, negli anni a Roma (2003), Bucarest (2004), Berlino[16] (2005), a La Roche-sur-Yon in Vandea nel 2006 (dedicata alle vittime ungheresi del 1956),[17] Parigi,[18][19] a Milano e Trieste.[20] Ha visto la partecipazione del presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,[21] del presidente del Senato italiano Marcello Pera[22] (in due occasioni) e di quello del Bundestag Norbert Lammert[23] e del presidente della Moldavia Mihai Ghimpu.[24]
Elezioni presidenziali russe del 2008
.jpg)
Il 28 maggio 2007, Bukovskij decise di candidarsi per la presidenza della federazione russa nelle elezioni del 2008.[25][26][27] Il gruppo che designò Bukovskij come candidato comprendeva Jurij Ryzhov, Vladimir Kara-Murza, Aleksandr Podrabinek, Andrej Piontkovskij, Vladimir Pribylovskij e altri. Gli attivisti e scrittori Valerija Novodvorskaja, Viktor Šenderovič, Vladimir Sorokin sostennero Bukovskij.[28][29]
Nella loro risposta ai politici e ai pubblicisti pro-Cremlino che esprimevano dubbi sulla possibilità di candidarsi da parte di Bukovskij, i suoi designatori confutarono una serie di affermazioni che venivano frequentemente ripetute.[30] Più di 800 sostenitori designarono Bukovskij come candidato alla presidenza il 16 dicembre 2007 a Mosca. Bukovskij si assicurò la partecipazione richiesta e sottopose la propria iscrizione alla Commissione Elettorale Centrale il 18 dicembre 2007.[31][32][33] Il gruppo di sostegno confutò le prime dichiarazioni dei media filogovernativi in merito al fallimento di Bukovskij nella corsa presidenziale e ai ricorsi presso la Corte Costituzionale.[34][35]
La Commissione Elettorale respinse la domanda di Bukovskij il 22 dicembre 2007, sostenendo che nella documentazione sottoposta non erano state fornite sufficienti informazioni sulla sua attività di scrittore, che Bukovskij era in possesso di un permesso di lavoro britannico e che non aveva vissuto in territorio russo negli ultimi dieci anni.[36] Bukovskij ricorse in appello contro la decisione dapprima presso la Corte Suprema il 28 dicembre 2007, e quindi presso la Corte di Cassazione il 15 gennaio 2008.[37][38] Nel 2007 e nel 2012 le autorità russe ripresero i vecchi documenti sovietici e designarono Bukovskij, con valutazioni psichiatriche politiche, come "folle" e "psicopatico".[39]
Conflitto russo-ucraino
Bukovskij criticò l'annessione della Crimea all'inizio del conflitto russo-ucraino nel 2014, seguito alle manifestazioni di Euromaidan e rivoluzione ucraina del 2014, sostenendo le sanzioni diplomatiche occidentali.[40]
Processo nel Regno Unito
Dopo aver subìto una perquisizione su segnalazione anonima e una convocazione dalla polizia nel 2014, nel 2015 venne incriminato e processato nel Regno Unito con l'accusa, da lui[3] attribuita ai servizi di sicurezza russi, di possesso di materiale pedopornografico[41] di categoria A[42], B e C nel proprio computer, ma poco dopo si ammalò gravemente in seguito ad un'infezione delle valvole cardiache dell'anno precedente, e subì in Germania una complicata operazione cardiochirurgica. Nell'agosto 2015, Bukovsky ha citato in giudizio il Crown Prosecution Service del Regno Unito per diffamazione[43][40], ma la denuncia è stata successivamente respinta dal tribunale[44]. Il 20 aprile 2016, Bukovsky ha iniziato uno sciopero della fame, chiedendo che le accuse venissero ritirate[45][44].
Sebbene inizialmente le analisi scientifiche sul computer non trovarono attività di hacking, secondo un libro del giornalista investigativo Bill Gertz, Bukovskij è stato preso di mira "in un'operazione di disinformazione russa poco prima di testimoniare davanti alla commissione Owen nel marzo 2015. Un hacker russo è entrato nel suo computer portatile e ha piazzato fotografie di pornografia infantile sul dispositivo. Un agente dell'intelligence russa ha quindi informato l'agenzia di polizia dell'Unione europea, Europol, delle foto... È stata una classica operazione di disinformazione e influenza russa".[46] La Commissione indagava sull'omicidio di Aleksandr Litvinenko (2006), ex agente KGB e dissidente, nonché caro amico di Bukovskij, il quale aveva accusato lo stesso Putin di pedofilia e di vari delitti tra cui crimini di guerra in Cecenia e 300 omicidi di oppositori tramite uso di esplosivi e con altre tecniche in Russia e all'estero, come per esempio l'omicidio della giornalista Anna Politkovskaja (2006). Bukovskij poco prima dell'avvelenamento di Litvinenko con il polonio aveva avvertito che il governo russo stava per colpire sul suolo inglese in maniera simile alla vicenda dell'ombrello bulgaro, ed identificò subito negli agenti russi gli assassini di Litvinenko, ribadendolo in un'intervista del 2015. Un mese dopo aver rilasciato l'intervista, il procuratore lo accusò di cinque capi d'accusa per realizzazione di immagini indecenti di bambini, cinque capi d'accusa di possesso di immagini indecenti e un'accusa di possesso di un'immagine proibita. Bukovsky ha dichiarato al Guardian: "nego categoricamente di aver realizzato fotografie, pseudo-fotografie o video indecenti o proibiti di bambini. In effetti, non ho avuto alcun contatto con bambini per moltissimi anni. Queste accuse scioccanti sono state mosse in un momento in cui soffro di una grave malattia e le mie possibilità di sopravvivenza sono ancora incerte. Ciononostante, intendo difendermi con vigore da tutte le accuse".[40] Bukovsky ritenne che gli agenti di Putin abbiano piazzato sul suo computer circa 20.000 immagini e poi abbiano informato la polizia britannica.[40]
L'accusa ha richiesto più tempo "per esaminare un rapporto forense indipendente su ciò che era stato trovato sui computer del signor Bukovsky e su come una terza parte non identificata lo avesse probabilmente messo lì", ma il caso nel frattempo era bloccato a causa dell'impossibilità di testimoniare per gravi condizioni di salute, e in seguito estinto per decesso dell'imputato.[47]
La tecnica di diffamazione è stata utilizzata anche contro altri dissidenti. "Tutta la faccenda è kafkiana", ha dichiarato Bukovsky in un'intervista, "non solo devi dimostrare di non essere colpevole, ma di essere innocente". Ha insistito sul fatto di essere vittima di una nuova e particolarmente dannosa forma di un vecchio "trucco sporco" del KGB noto come kompromat, la fabbricazione e la diffusione di materiale compromettente o illegale. Il kompromat vecchio stile, usato contro persone scomode in patria e all'estero, prevedeva fotografie ritoccate, droghe piazzate, video sgranati di relazioni con prostitute assoldate dal KGB e una vasta gamma di altre tecniche come la trappola al miele, mentre i servizi moderni utilizzano spesso l'hackeraggio di dispositivi e la falsa testimonianza.[48]
Altri hanno sostenuto che Bukovskij avesse in effetti raccolto immagini vietate nell'ambito di una ricerca sulla censura di internet, e che non ci vedesse nulla di illecito, tuttavia ha negato di aver rilasciato tali dichiarazioni alla polizia, sostenendo di essere stato incastrato. Bukovskij è rimasto innocente per la legge britannica, benché la vicenda abbia gettato un'ombra in Occidente sulla sua reputazione. L'amico di Bukovskij Dario Fertilio parlò di "un'accusa falsa e grottesca" imbastita da Putin contro uno dei suoi principali nemici politici.[49] Circa 6000 ex dissidenti ed ex prigionieri politici sovietici, loro parenti o discendenti hanno firmato una petizione in difesa di Bukovskij.[40]
Morte ed eredità

Vladimir Bukovskij morì per un arresto cardiaco a Cambridge, nel Regno Unito, il 27 ottobre 2019 all'età di quasi 77 anni, dopo un periodo di cattiva salute (insufficienza cardiaca, polmonare, epatica, difficoltà a camminare e insufficienza renale cronica).[50]
Al funerale parteciparono emigranti politici sovietici e russi di diverse generazioni, ex dissidenti sovietici e dissidenti russi (ad esempio Aleksandr Podrabinek e Vladimir Kara-Murza), nonché una delegazione dell'ambasciata polacca. Un rappresentante dell'ambasciata polacca ha letto un messaggio del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, il quale, a nome di tutta la Polonia, ha ringraziato Bukovsky per aver sostenuto il movimento anticomunista polacco negli anni '80 e per aver pubblicato documenti d'archivio del Comitato centrale del PCUS sull'introduzione della legge marziale in Polonia nel 1981[51]. Egli è rimasto una figura profondamente rispettata nella dissidenza russa, e al tempo del processo è stato pubblicamente difeso da Garry Kasparov e da Marina Litvinenko, la vedova di Litvinenko.[52] Diversi dissidenti lo hanno definito come una "bussola morale".[53][51]
Bukovskij è sepolto nel cimitero di Highgate, dove riposano molte personalità, tra cui Litvinenko e la famiglia di Dante Gabriel Rossetti, ma anche lo stesso filosofo del comunismo Karl Marx o Herbert Spencer.
L'associazione Memorial lo ricordò sui profili social media come «militante dei diritti umani, scrittore, cittadino russo, ha trascorso 12 anni nei campi e negli ospedali psichiatrici e passato metà della propria vita in esilio. Il governo sovietico lo chiamò bruto, noi lo chiamiamo eroe e gli diciamo grazie».[1]
Pubblicazioni
Di seguito le principali pubblicazioni di Bukovskij in lingua italiana. Si veda questa pagina. per l'elenco dettagliato.
- Vladimir Bukovskij, Una nuova malattia mentale in Urss: l'opposizione, Milano, Etas Kompass, 1972.
- Vladimir Bukovskij, Semen Gluzman, Marco Leva, Guida psichiatrica per dissidenti. Con esempi pratici e una lettera dal Gulag, Milano, L'erba voglio, 1979.
- Vladimir Bukovskij, Come costruire un castello - La mia vita di dissidente, 1978.
- Vladimir Bukovskij, Il vento va e poi ritorna, Feltrinelli, 1978, p. 404.
- Vladimir Bukovskij, La scelta della libertà, 1987.
- Vladimir Bukovskij, URSS: dall'utopia al disastro, Spirali, 1991, p. 282, ISBN 978-88-7770-312-5.
- Vladimir Bukovskij, Il convoglio d'oro, Spirali, 1994, p. 275, ISBN 978-88-7770-391-0.
- Vladimir Bukovskij, Gli archivi segreti di Mosca, Spirali, 1999, p. 849, ISBN 978-88-7770-519-8. basato sulla sua visita in Russia del 1992 e sugli "Archivi Sovietici".
- Vladimir Bukovskij; Vasilij Bykov; Viktor Suvorov, La mentalità comunista, Spirali, 2001, p. 116, ISBN 978-88-7770-572-3.
- Vladimir Bukovskij; Pavel Stroilov, URSS-EURSS ovvero il complotto dei rossi, Spirali, 2007, p. 117, ISBN 978-88-7770-799-4.
- Vladimir Bukovskij; Pavel Stroilov, Eurss. Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Spirali, 2007, p. 158, ISBN 978-88-7770-773-4.
Note
- ^ a b Russia: è morto il dissidente sovietico Vladimir Bukovskij, su repubblica.it.
- ^ Pubblicazioni scientifiche di Vladimir Bukovsky
- ^ a b (EN) Vladimir Bukovsky indecent images not put on PC 'remotely', su bbc.com, BBC News, 13 dicembre 2016.
- ^ a b c (EN) Vladimir Bukovskij, Torture's Long Shadow, su washingtonpost.com, The Washington Post, 18 dicembre 2005. URL consultato il 15 luglio 2009.
- ^ Gertrudis Hartman on Vladimir Bukovsky, su soviethistorylessons.com.
- ^ (RU) Vladimir Bukovskij, «И возвращается ветер…», su vehi.net. URL consultato il 16 luglio 2009.
- ^ (RU) Vladimir Bukovskij, «И возвращается ветер…», su tyurem.net. URL consultato il 21 luglio 2009.
- ^ Vladimir Bukovsky obituary, su thetimes.com.
- ^ Molte delle scansioni di questi documenti sono disponibili come "Archivi Sovietici" (archiviato dall'url originale il 25 aprile 2011). (INFO-RUSS)
- ^ a b (EN) Jamie Glazov, The Cold War and the War Against Terror, su frontpagemag.com., FrontPage Magazine, 1º luglio 2002. URL consultato il 4 marzo 2021 (archiviato dall'url originale il 30 luglio 2012).
- ^ In Russia non esiste democrazia
- ^ (RU) В Москве прошла презентация фильма "Они выбрали свободу" об истории диссидентов в СССР (ВИДЕО), su newsru.com, 1º dicembre 2005. URL consultato il 16 luglio 2009.
- ^ (EN) Paul Belien, Former Soviet Dissident Warns For EU Dictatorship, su brusselsjournal.com, The Brussels Journal, 27 febbraio 2006. URL consultato il 15 luglio 2009.
- ^ Da Il piano segreto per far diventare l'Europa come l'Unione Sovietica. Intervista di Alessandra Nucci, Radici cristiane, dicembre 2012 (n.80).
- ^ Da Il gulag del politicamente corretto. Intervista di Sergio Della Val, Lacittaonline.it, n° 9, dicembre 2003.
- ^ Marcello Pera, La martinella: 2005-2006, Rubbettino Editore, 2006, ISBN 978-88-498-1517-7.( consultabile anche online (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2013).
- ^ Autori Vari, Gulag. Che cosa resta di quella tragedia (PDF), in Il Diario di Repubblica, La Repubblica, 10 novembre 2006. p.57
- ^ Una giornata della memoria per le vittime dei Gulag, su archiviostorico.corriere.it, Corriere della Sera, 2 marzo 2003. URL consultato il 24 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2013).
- ^ Memento Gulag 2009 a Trieste, su litaliano.it, L'Italiano.it, 6 novembre 2009. URL consultato il 4 marzo 2021 (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2013).
- ^ Dario Fertilio, Memento Gulag 2009 a Trieste, su litaliano.it, L'Italiano, 6 novembre 2009. URL consultato il 4 marzo 2021 (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2013).
- ^ Luigi Mascheroni, Wikipedia censura il "Memento", su ilgiornale.it, Il Giornale, 26 novembre 2012. URL consultato il 30 novembre 2012.
- ^ Senato. Pera: favorevole all'istituzione di una giornata per la memoria delle vittime del comunismo, su rainews24.rai.it, RaiNews24, 8 novembre 2003. URL consultato il 1º dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2013).
- ^ Memento Gulag. Memento oggi, su senato.it, Senato.it, 8 novembre 2005. URL consultato il 26 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 2 dicembre 2013).
- ^ Intervento dell'ex-presidente della Moldavia Mihai Ghimpu in occasione del Memento Gulag 2010. (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2013).
- ^ (EN) Vladimir Bukovsky Will Run for President of Russia in 2008, su old.prima-news.ru, Prima News, 28 maggio 2007. URL consultato il 14 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2011).
- ^ (RU) Советский диссидент Владимир Буковский согласен баллотироваться на пост президента России, su newsru.com, 28 maggio 2007. URL consultato il 14 luglio 2009.
- ^ (EN) Bukovsky To Run for President , su moscowtimes.ru, The Moscow Times, 29 maggio 2007. URL consultato il 14 luglio 2009.
- ^ (RU) Виктор Шендерович и Юрий Шмидт поддержали кандидатуру Владимира Буковского, su old.prima-news.ru, Prima News, 8 giugno 2007. URL consultato il 4 marzo 2021 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2012).
- ^ (RU) Хроника Выдвижения Владимира Буковского Кандидатом в Президенты России на Выборах 2008 г., su old.prima-news.ru, Prima News, 22 giugno 2007. URL consultato il 4 marzo 2021 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2012).
- ^ (RU) О юридических аспектах выдвижения Владимира Буковского кандидатом в президенты РФ, su bukovsky2008.ucoz.ru, Bukovsky2008.org, 12 luglio 2007. URL consultato il 17 luglio 2009.
- ^ (RU) Кандидатура советского диссидента Владимира Буковского выдвинута на пост президента, su echo.msk.ru, Echo of Moscow, 16 dicembre 2007. URL consultato il 15 luglio 2009.
- ^ (RU) Буковский успел сдать документы в ЦИК для регистрации кандидатом в президенты России, su newsru.com, 18 dicembre 2007. URL consultato il 17 luglio 2009.
- ^ (RU) ЦИК принял документы у Владимира Буковского, su news.bbc.co.uk, BBC, 18 dicembre 2007. URL consultato il 20 luglio 2009.
- ^ (EN) Soviet dissident Bukovsky pulls out of presidential race, su en.rian.ru, RIA Novosti, 19 dicembre 2007. URL consultato il 21 luglio 2009.
- ^ (RU) СМИ распространяют недостоверную информацию об отказе Буковскому в возможности баллотироваться в президенты России, su bukovsky2008.ucoz.ru, Bukovsky2008.org, 20 dicembre 2007. URL consultato il 21 luglio 2009.
- ^ (RU) Центризбирком отказал в регистрации группе избирателей в поддержку самовыдвижения Владимира Буковского, su bukovsky2008.ucoz.ru, bukovsky2008.org, 22 dicembre 2007. URL consultato il 21 luglio 2009.
- ^ (RU) Верховный суд окончательно отказал Буковскому в регистрации, su bukovsky2008.ucoz.ru, Bukovsky2008.org, 15 gennaio 2008. URL consultato il 14 luglio 2009.
- ^ (RU) Decisione della Corte Suprema sull'appello di Bukovskij, 28 dicembre 2007.
- ^ Blomfield, Adrian. Asylums used as 'tools of repression'. The Daily Telegraph. 13 August 2007b [Retrieved 8 January 2014].
- ^ a b c d e f Russian dissident Vladimir Bukovsky sues UK government libel, su nationalreview.com.
- ^ (EN) Vladimir Bukovsky, dissident who fought Soviet tyranny before and after his expulsion from the USSR in 1976 – obituary, su telegraph.co.uk, The Telegraph, 28 ottobre 2019.
- ^ Attività sessuale penetrativa, con un animale o sadismo
- ^ Vladimir Bukovsky: "Mi stanno deliberatamente privando dell'opportunità di difendermi", su ru.rfi.fr. URL consultato il 4 maggio 2025 (archiviato dall'url originale il 26 aprile 2016).
- ^ a b Un tribunale di Londra respinge la denuncia di Bukovsky contro il Crown Prosecution Service
- ^ "Faccio uno sciopero della fame"
- ^ IWar: War and Peace in the Information Age by Bill Gertz, Threshold Editions, 2017, 384 pages, ISBN 9781501154980, pages 159-160
- ^ Foes of Russia Say Child Pornography Is Planted to Ruin Them, The New York Times, by Andrew Higgins, Dec. 9, 2016
- ^ Nicolas Werth, Putin storico in capo, Einaudi 2023, pp. 96
- ^ Bukovskij, dissidente contro il potere irrazionale
- ^ Orlando Sacchelli, Morto Vladimir Bukovskij, denunciò i manicomi per i dissidenti del regime sovietico, su ilGiornale.it, 28 ottobre 2019. URL consultato il 28 ottobre 2019.
- ^ a b "Il governo russo non è degno di un simile diapason morale." Vladimir Bukovsky sepolto a Londra
- ^ Vladimir Bukovsky: Dissident claiming he was framed by Putin's Russia sees child pornography trial abandoned
- ^ "Al momento non siamo le Pussy Riot"
Voci correlate
Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Vladimir Konstantinovič Bukovskij
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Vladimir Konstantinovič Bukovskij
Collegamenti esterni
- (EN) Sito ufficiale, su vladimirbukovsky.com.
- Bukovskij, Vladimir Konstantinovič, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Bukovskij, Vladimir Konstantinovič, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Vladimir Bukovsky, su Goodreads.
- (EN) Vladimir Konstantinovič Bukovskij, su Discogs, Zink Media.
- (EN) Vladimir Konstantinovič Bukovskij, su IMDb, IMDb.com.
- (RU) Portale di Vladimir Bukovskij, su bukovsky2008.org. URL consultato il 23 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 1º marzo 2019).
- (RU, EN) Biografia. sul sito del Fondo per la riconoscenza (The Gratitude Fund)
- (RU, EN) Archivi Sovietici, raccolti da Vladimir Bukovskij, e predisposti per la pubblicazione elettronica da Julia Zaks e Leonid Chernikhov.
- (EN) Faces of Resistance in the USSR. URL consultato il 4 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 15 novembre 2002). dall' archivio. URL consultato il 7 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2009). di Andrej Sakharov, attualmente presso l'Università di Harvard.
- (RU) Инакомыслие, Диссиденты в 70-х Годах. URL consultato il 22 luglio 2020 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2007).; materiale relativo alle attività, agli arresti e allo scambio di Bukovskij.
- (EN) An Open Letter to President G.W. Bush by Vladimir Bukovsky and Elena Bonner, su rjews.net, 27 marzo 2003. URL consultato il 21 luglio 2009.
- (EN) Jamie Glazov, The West Lost The War: Vladimir Bukovsky, su frontpagemag.com, FrontPage Magazine, 9 maggio 2001. URL consultato il 4 marzo 2021 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2013).
- (EN) Jamie Glazov, A Conversation With Vladimir Bukovsky, su frontpagemag.com, FrontPage Magazine, 30 maggio 2003. URL consultato il 4 marzo 2021 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2013).
- (EN) Vladimir Bukovskij; Daniel Pipes; Paul Hollander; Michael Ledeen, Conservatives Debate: Is the Threat of Islamic Terrorism More Dangerous to America than Communism Was?, su hnn.us, History News Network, 7 agosto 2002. URL consultato il 21 luglio 2009.
- (RU) Буковский Владимир Константинович. - Biografia e opere.
- (EN) Voices of Dissent (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016). - Un documentario su presunti abusi di diritti umani presentato da Vladimir Bukovskij (2006).
- (RU) Bukovsky at NTV. - Intervista televisiva con Vladimir Bukovskij
- (DE) Vladimir Bukovskij, Europa auf dem Weg in die Diktatur? - Teil I., su zeit-fragen.ch, Zeit Fragen, 13 novembre 2000. URL consultato il 21 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2010).
- (DE) Vladimir Bukovskij, Europa auf dem Weg in die Diktatur? - Teil II., su zeit-fragen.ch, Zeit Fragen, 13 novembre 2000. URL consultato il 21 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2004).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 109299737 · ISNI (EN) 0000 0001 1479 8664 · SBN RAVV029679 · LCCN (EN) n79100644 · GND (DE) 118517368 · BNF (FR) cb11893275q (data) · J9U (EN, HE) 987007259381905171 · NSK (HR) 000168156 |
|---|