Tornato a Londra, nel 1813, si iscrisse alla Royal Academy, con l'intenzione di formarsi come pittore, ma dopo aver ricevuto lezioni di modellismo da Peter Francis Chenu si dedicò anche alla scultura. Nel 1815 espose alcune sue opere pittoriche alla Royal Academy e negli anni successivi vinse diverse medaglie d'oro per i suoi dipinti. Nel 1819 gli fu conferita una medaglia d'oro dalla Royal Society of Arts per aver inventato uno strumento per trasferire i punti sul marmo e quindi facilitare il lavoro di scultura.
Nonostante l'enorme successo (fu definito migliore di Chantrey nella ritrattistica dei busti[5]), non riuscì a gestire le sue finanze, divenne alcolizzato e si dedicò al gioco d'azzardo, al punto che dovette dichiarare bancarotta nel 1861. Si trasferì in "miserabili alloggi" in Charlotte Street. Fu trovato privo di sensi in una fogna, con solo tre pence in tasca, il giorno di Capodanno del 1864 e morì il 3 gennaio in un ospedale del Middlesex. Fu sepolto in una tomba anonima nel cimitero di Kensal Green.
George Cruikshank, che lo aveva conosciuto, organizzò una campagna per raccogliere fondi per un monumento e per un busto in bronzo di Behnes per la National Gallery, ma ci furono poche adesioni e la campagna fu abbandonata[6].
Attività artistica
Behnes realizzò numerosi busti di bambini, rilievi ma anche notevoli monumenti e statue per chiese, tra cui il ritratto del medico e mineralogista William Babington nella cattedrale di San Paolo a Londra, quello del generale Henry Havelock e diversi di Robert Peel.
La sua opera finale del 1861, Il generale Henry Havelock, ha diritto alla fama di essere la prima statua realizzata a partire da una fotografia (ne esistono due copie, una a Londra e l'altra a Sunderland).
Opere (parziale)
Il generale Henry Havelock (1861), Trafalgar Square, LondraBusto del chirurgo Henry Earle, Foundling Hospital, Londra (1817)
^T. Stevens, 'Weekes, Henry (1807–1877)', Oxford Dictionary of National Biography[2]
^Rosbery's London: The Art Journal, referring to a bust of Clarkson, wrote that they had 'never seen anything finer in modern or ancient art'. While, H. Weekes was inclined to rate him as the superior of Chantrey in the field of portrait sculpture [3]
^R. Gunnis, in Dictionary of British Sculptors, 1660–1851